domenica 7 giugno 2009

Attenti a noi due

Quando ha saputo che sarei uscito per andare in un negozio di giocattoli, ieri mattina, l'uomo piccolo è corso in camera sua ad infilarsi i sandali.
Ho subito messo in chiaro che avrei comprato regali per un paio di compleanni a cui siamo stati invitati. Nulla previsto per chi non aveva compleanni da festeggiare. Non avrei tollerato capricci...

- Per questo mi sono messo le scarpe: vengo con te! (Sottinteso: ci penso io a comprare quello che mi pare. Per me).

Può la definizione della leadership combattersi di fronte a una scatola di gormiti da decine di euro? Può un'idilliaca mattinata di sabato trasformarsi in una isterica lotta di caratteri? Giudicate voi.

Arriviamo nel negozio, tra l'altro a non più di un quarto d'ora dalla chiusura, il tragitto in auto si era già svolto in un tira-e-molla di "voglio comprare qualcosa che mi piace" e "non compriamo niente, al massimo un gormito in bustina da due lire": quelle che crediamo essere le nostre vie di fuga, preparate appositamente per le emergenze assolute, a volte si trasformano nella rete che ci avvinghia.
Arte dei babbi.

Passano i minuti mentre scelgo i due regali: a colpo quasi sicuro, me la cavo in pochissimo tempo. Adesso, inizia l'escalation: l'altoparlante fa il primo annuncio, "il negozio è in chiusura ecc ecc". L'uomo piccolo "comincia" la sua ricerca di qualcosa di abbordabile. Secondo lui.
Passa in rassegna diversi oggetti dai prezzi (e dagli ingombri) improponibili: ma chi determina i prezzi dei giocattoli, a che tipo di reddito familiare fa riferimento?!?!
Io dirigo verso cose più semplici: macchinine di cars, singoli gormiti (i soliti, quelli della bustina), qualche playmobil tra quelli meno esosi. Un piccolo lego?

- NO! Voglio qualcosa che mi piace.
Primo cedimento in isteria: battere i piedi per terra.

- Anche le macchinine di cars le adori da sempre...
- No, OGGI non mi piacciono.
- Guarda qua!, questa non ce l'abbiamo nella NOSTRA collezione, non ti sembra bellina?
- E' possibile che devi sempre comprarmi qualcosa che NON (secondo annuncio del negozio in chiusura, avvicinarsi alle casse) mi piace?!
- Stanno chiudendo, scegli veloce, dobbiamo andarcene!

Isteria totale: si butta per terra, comincia a sbraitare, si gonfia e diventa rosso come un peperone (rischierà mica l'infarto?!). Intanto i commessi si girano, mi guardano in cagnesco, rispondo a tono.

Il finale è epico: il babbo cede solo a metà, l'uomo piccolo agguanta al volo la prima macchinina che gli capita a tiro sottolineando che gli fa schifo per poi dirigersi verso la cassa ed agguantare a tradimento anche un gormito (quelli della bustina, da due lire) e dichiara che gli fa schifo anche quello.

Così, schifati dal mondo e dalla vita, torniamo all'auto per rientrare a casa. Se aveste guardato dentro i finestrini come in un oblò di lavatrice, avreste visto l'uomo piccolo shakerarsi letteralmente come durante la centrifuga: si era tolto la cintura di sicurezza, aveva cominciato a scalciare come un ciuco, imbufalito per non aver raggiunto il suo risultato.
Per non averla avuta vinta.

Sinceramente, oltre ad avergli riaggangiato la cintura, non ho battuto ciglio. Il senso di colpa, noi babbi, non sappiamo nemmeno cosa sia.
Ma sappiamo dove trovarlo.

Prima di rientrare, infatti, passiamo al volo dal fornaio.
L'uomo piccolo entra in negozio malvolentieri: ha braccia conserte, il viso completamente rabbuiato e uno sguardo truce, truce, T-R-U-C-E.
E' tardissimo, il banco è ormai pressoché vuoto.
L'uomo piccolo si appoggia al vetro.
La fornaia chiede cosa desidero. Poi si accorge di lui.
Lo guarda, lo apostrofa "mamma mia, come siamo arrabbiati!", lo vorrebbe consolare: eccolo il senso di colpa, arte femminile, che comincia ad esaltarsi.
Si guarda attorno ma ormai bancone e scaffali languono: neanche una strisciolina di schiacciata all'olio.
"Oddio, come mi dispiace ma non c'è proprio più niente, cosa posso darti uomo piccolo"?
Io mi intrometto, vorrei il mio pane.
Ma lei è tutta concentrata sul bisogno di consolazione dell'uomo piccolo. Alla fine trova qualcosa, gliela porge. Lui è schifato, troppo schifato di come la mattina gli sia scappata via. Sdegnato, RIFIUTA la focaccia ripiena, si gira e se ne va. Inca**ato mortalmente. Pago e lo rincorro.

La fornaia è ancora lì che si fustiga, si autoflagella: il senso di colpa vi si appiccica addosso come pece, care signore. Anche quando nemmeno vi sarebbe toccato.
Noi due, invece, torniamo a casa. Senza nemmeno sapere se esista davvero, 'sto senso di... che?!

17 commenti:

  1. supermambanana7 giugno 2009 22:22

    well done desian! :-)

    sto pensando alla fornaia: forse non era senso di colpa ma frustrazione per non esser riuscita, col suo innato senso materno, a rigirare l'umore dell'uomo piccolo, e dimostrare ancora una volta la superiorita' mammesca contro l'inettitudine babbesca... sono con te al 100% su questo (io il giocattolo neanche avrei comprato, e le mie nemiche sono generalmente le nonnette in queste situazioni).

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  2. Omammamia come non sopporto le consolatrici di mio figlio!!! E mi arrendo subito ad usare il femminile, perchè non mi è mai capitato un uomo che tentasse di consolare ad ogni costo, anche contro la più evidente inc...tura, il mio lurido figlioletto!
    Se siamo reciprocamente inc...ati, io e lui, e non ci parliamo, abbiamo le facce truci, stiamo ognuno arroccato sulle sue posizioni, mantenendo il punto e giocando il nostro personalissimo braccio di ferro... perchè, signora, lei si intromette con un'inutile tentativo di riportare il sereno, usando una vocina improbabile che dice "e che succeeede piccolino?".
    Succede che lui ha la capoccia di tek e anche la sua mamma... e finirà solo per sfinimento, ma nessuno dei due cederà... Quindi, signora, si tolga di mezzo e ci lasci scornare per conto nostro!!!!
    Ehmm... si, decisamente, capita anche a me...

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  3. @silvia gc: sì, teste di tek: definizione perfetta! :-)
    Insomma ci siamo incornati, è durata tutta la mattina, vedessi che lapilli!!!

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  4. mi sembra di sentire mio marito...capisco bene il sentimento diverso rispetto al capriccio, ma secondo me non è solo il senso di colpa, è proprio uan capacità di mantenere il distacco, di non farsi coinvolgere. di pensare lui/lei sta facendo il capriccio ma non ha il diritto di farlo, educarlo vuol dire non cedere, piangerà ma gli farà bene
    invece spesso una madre si sente coinvolta e messa in crisi dal pianto. è una cosa che sto imparando lentamente, su altre cose mi piace avere questo coinvolgimento , lo trovo prezioso
    e comunque le persone che si mettono in mezzo sono quasi sempre deleterie (a me capitano i nonnetti)

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  5. Due cose: i gormiti in bustina qui a Torino costano € 2,90 ed io attaccata ancora saldamente alla Lira col cavolo che glieli compro! Tanto fanno la stessa fine di quelli che all'epoca mi erano costati € 1,00. Persi. I sensi di colpa sui giocattoli non li ho mai avuti. Posso sentirmi un po' in colpa se lo devo sbolognare qualche giorno alla nonna per motivi di lavoro, ma nulla più. Visto che si sta parlando di stereotipi in giro per la rete, leviamoci anche quello che le mamme si sentano in colpa. E' solo una balla bella e buona. Non mi sento una mamma cattiva o sbagliata o chissà che se non mi sento in colpa quando mio figlio fa i capricci o non ottiene quello che vuole. Problemi suoi io non mi compro sempre qualcosa che mi piace quando vado al supermercato o entro in un negozio per fare un regalo, perchè per lui dovrebbe essere diverso. L'erede ha assimilato da tempo il concetto, ma del resto ha quasi 7 anni.

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  6. Applausi scroscianti! Questa vita da uomini mi piace :)

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  7. tanto per sfatare miti, insieme a Gloglo, aggiungo che anche io non ho mai senti di colpa di fronte ai capricci del mio treenne. Anzi, più sbatte i piedi più gli dico "questo è un capriccio, e siccome i capricci mi fanno arrrabbiare, mi hai proprio convinto che non ti compro niente". Mio marito invece...

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  8. Condivido in pieno quanto scritto da Goglo. Sensi di colpa perchè non gli compero qualcosa? Detto le regole prima di uscire e tali restano. Non sempre restano bravi, soprattutto il grande. Fa capricci ma se cedessi ogni volta...
    Però ora che ci penso, quando esce con il papà torna sempre con qualcosa. :-)

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  9. @piattini: la fermezza dell'adulto dice sia fondamentale per l'educazione, quando ci riesco mi "fermo"... d'altronde non mi piace nemmeno educare a suon di "ceffoni morali": l'uomo piccolo punta ancora molto sul potere dissuasivo del capriccio, capirà che non serve. La donna grande ha già introiettato la regola.
    @gloglo: io non ho senso di colpa nemmeno se sto fuori per lavoro o se vado al MaM e lascio i pargoli coi nonni. Tutto qui... :-) Anche i grandi possono avere le proprie esigenze, anche per divertimento.

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  10. @serena: noi babbi potremo avere qualche cedimento, nel nostro essere perfetti, no?! ;-))
    @renata: cmq il senso di colpa lo facevo più generico che sul comprare: la fornaia infatti non ha resistito nel vederlo inca**ato a quella maniera e si è sentita davvero contrita di non aver potuto consolarlo. Non sarà senso di colpa, chiamiamolo senso "materno": che in realtà sarebbe... ?

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  11. Ciao desian, il tuo piccolo uomo ha un bel caratterino e mi immagino ciò che ti è passato dalla testa, però hai fatto bene a non cedere. E altro che senso di colpa, questo è proprio il senso di ogni educazione.
    Concordo con supermambanana e serena, nemmeno io gliela avrei data vinta, per principio: se mi fai i capricci ottieni l'esatto contrario di ciò che vorresti.... NULLA! E stai pur certo che non mi viene alcun senso di colpa, anche perchè poi, tornata la quiete, gli spiego sempre il perchè delle mie riposte e di solito, dopo, a mente lucida, capisce ;-)
    Ormai ha quasi 7 anni e non ci prova neanche più...
    L'intromissione degli altri, soprattutto quando alterano la mia strategia educativa, mi fa sempre arrabbiare. E di solito da noi sono i nonni, che non riescono a resistere a quella boccuccia da "mestul", la tipica forma delle labbra inferiore quando un bimbo è triste e offeso ;-)

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  12. Eh, che odio quelli che ti si avvicinano col sorrisetto come a dire che sei una mamma (un genitore) incapace e loro sì che ci sanno fare. E che soddisfazione quando il muso resta lungo e ingrugnito ;-)
    Quanto ai sensi di colpa, ne ho avuti. Me li hanno fatti passare: se vuoi resistere a tre nani capricciosi dopo un po' capisci che o tieni duro o sei morto :-)

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  13. @daddy: in effetti io ho letto l'episodio come una sfida (inserita in un periodo particolare del nostro rapporto padre-figlio) nella quale l'uomo piccolo cerca di testare se l'amore incondizionato è "monetizzabile" coi capricci. E' per questo che mi sto specializzando (piano piano, eh!) in "crudeltà mentale totale" e "resistenza zen al capriccio"... eh eh eh

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  14. @LGO: messaggio forte e chiaro: tengo duro!!!

    @Silvia: no, io no: giuro!

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  15. Il senso di colpa secondo me ha delle età. Cioè, io o me lo facevo passare o non sopravvivevo al quarto compleanno di number one. quello invece di consolare (o distrarre) i bambini altrui è un'arte che apprezzo molto, delle volte i piccoli si scordano perché e contro chi sono veramente arrabbiati e vanno avanti per inerzia, quindi un estraneo che rompe questo circolo ha più possibilità di successo.

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  16. @ba: all'inizio mi dà sempre un po' noia che qualcuno si intrometta nelle diatribe, anche toste, coi pargoli. Poi però penso anche che per un cinquenne che in quel momento subisce un così forte conflitto col genitore, trovare un adulto "terzo" che gli dimostri che il mondo intero non si sta accanendo contro di lui forse non mi dispiace... Nel dubbio, proverò a rifletterci su.

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