Mi capita, ogni tanto, di rimettere a posto i giorni nel mio calendario emozionale.
Allora piglio e li risistemo secondo l’estro del momento, l’ordine cronologico è decisamente superato. Sfogliando sfogliando passano sotto gli occhi non soltanto emozioni e ricordi: certo, il calendario è fatto di quelli. Anche di cacche e pannolini ma questi, dopo un po’, scompaiono, dimenticati.
Tra le immagini che s’impongono con più forza ci sono quelle della nascita della donna grande: dopo il giorno del lungo doloroso travaglio, la notte ci accolse nel silenzio più immobile. Le luci soffuse, le avresti pensate solo per noi. Un ospedale addormentato: mai prima l’avevo visto.
E quel profumo di pelle rosa appena uscita nell’aria che ricorda, non saprei definirlo altrimenti, panni, un armadio e sacchetti di lavanda. Il profumo di famiglia, di dentro. Di risonanze e sentimenti. Venature sul legno.
Poi.
Il mattino dopo. La luce violenta di luglio (anche dietro le tende), il primo abbraccio bardati di tela sterile con la donna ancora tanto minuscola, ben lungi dall’essere grande.
Dietro il vetro della nursery. Dentro la cornice, nel quadro.
E sei separato. Perché gli amici arrivano, gruppetto, e vogliono vedere: ah, lo sguardo.
Sei separato perché tu sei dentro il quadro, con la donna minuscola nell’incavo del gomito. Al calduccio, come fosse un utero. Paterno.
Insomma, ci mostriamo. Fuori. Per gli altri.
Il babbo, mestiere che s’impara, non istinto ma società. Esposizione, suscipere.
Alla madre che la vita la dona, biologica, il padre risponde con un misero atto di volontà.
Eccolo il paradosso del padre. Esplode, immediato, in tutto il suo splendore!
wowowow desian...senza parole!
RispondiEliminache bello che tu sia capace di esprimere così i tuoi sentimenti
@emily: ho esagerato...?! :-))
RispondiEliminaChe fantastica descrizione e grande sensibilità. Difficilmente un uomo si lascia andare in queste cose, chissà poi perchè.
RispondiElimina@cindry perché ci educavano in un altro modo, almeno fino a un po' di anni fa, e certe espressioni della propria sensibilità non erano previste nel protocollo. Questo è uno dei cambiamenti che stiamo facendo, tutti.
RispondiEliminaInsomma, ho capito: ho esagerato davvero!!!
No che non hai esagerato!
RispondiEliminaE' vero che gli uomini difficilmente si espongono, ma piano piano qualcuno incomincia.
Certi, lo fanno con più sensibilità di altri, e questo è bello :-)
gli altri, impareranno ;)
ok LGO, se lo dici tu lo prendo per vero! E quant'è difficile imparare che anche a noi ci hanno messo emozioni e sentimenti, giù in fondo, da qualche parte, e tirarli fuori.
RispondiEliminami si era frullato il commento.
RispondiEliminami ha emozionato la tua narrazione, e lasciata, come sempre, attonita davanti alla nascita di un figlio ... e a quella di un padre ...
sì monica, nasce un bambini, nasce una madre (che forse ha già una prenascita nei mesi della gestazione) e, infine nasce un prodromo di padre. E nasce proprio lì, il giorno in cui vede, tocca con mano, che la nascita di suo figlio ("anche" suo) passa attraverso il dolore della propria compagna, il sudore, lo star male. Ti assicuro c'è un bel riflettere, un macerarsi vero che, con processi più o meno lunghi nel tempo appena successivo, porteranno allo sbozzolamento della crisalide/babbo. Almeno speriamo.
RispondiEliminaBellissimo, Desian, lo splendore dei padri. grazie
RispondiEliminaThe description of the birth and its immediate aftermath is beautifully written.
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