venerdì 29 maggio 2009

Delle palle

No, non parlerò di giochi olimpici, di sport di squadra.
Non di divertimenti da bambini al parco.
No.

Vorrei dire la mia su questa stramaledetta storia: “AVERE LE PALLE”.

Lo spunto arriva da un post di wondermamma (per altro del tutto condivisibile) ma anche da una bella serata passata a cena ieri sera con alcuni amici. Dove, guarda caso, a un certo punto si parlava di ruoli femminili/maschili sul lavoro e, più in generale, in casa.
La mia amica F., donna realizzata sul lavoro, buon ruolo e buona mansione, mamma di due bambini, in famiglia si dichiara decisamente paritaria col marito. Lei asseriva “ma perché devo essere giudicata partendo dal fatto se abbia le palle o no?! Non è dalle palle che si devono giudicare le persone”.

Ecco, io sarei proprio ma proprio d’accordo, con F.
Perché se poi avete letto il post di wondermamma avrete visto come lei si lamenti del fatto che spesso gli uomini parlano alle donne senza guardarle in faccia ma con gli occhi dentro la scollatura. Lo trovo sconfortante per noi maschietti. Offensivo per le donne.

Insomma, la faccio breve ma cerco di essere quanto più preciso possibile.
Io non ambisco andare in giro con le palle al vento. Preferisco tenerle nelle mutande. Credo sia quello il loro posto.
Se qualcuno deve avere un’idea sul mio conto, se la può fare su altri elementi. Sennò pazienza.

Credo che ormai la volgarità sessista dominante sia stata sdoganata e faccia “normalità”. Invece dovremmo starci più attenti: le parole sono importanti, perché mostrano le idee che ci stanno dietro. E chi parla male, pensa male. Fino al giorno in cui poi ci sveglieremo (o ci siamo già svegliati?) corrotti. E analfabeti, di ritorno ma anche di andata.

Credo sia la stessa cosa: le tette lasciamole dentro i reggiseni. Non si giudicano le donne per la misura delle coppe. Più rispetto.

E pure le palle, teniamole dove devono stare. Che non sono nemmeno un grande spettacolo, a guardarle!
E, se proprio dobbiamo, riempiamoci la bocca di altri termini. Diamo ai nostri cervelli altri orizzonti, un po’ più vasti.
Mi sarei proprio rotto.
Le.

16 commenti:

  1. le parole sono importanti, hai ragione.
    bellissimo post
    queste è la voce di un vero uomo!

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  2. Sta storia delle palle è diffusissima e difficile da estirpare. Lo sento sempre al lavoro: "Quello si che ha le palle"; "E' una donna ma con due palle che al confronto molti uomini si dovrebbero nascondere!"
    Si sente, si dice e dietro c'è la solita verità: il modello dominante è sempre quello maschile, dell'uomo duro che sa il fatto suo. Che poi a ben guardare essere uomini e donne veri è altra cosa.

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  3. Ciao! Questa volta sono io davvero (ché a quest'ora il pc è solo mio e me lo godo...).
    Molto bello questo post.
    Fa piacere che certe cose vengano scritte da un uomo, e, allo stesso tempo, dispiace che quasi mai siano le donne a ribellarsi a certe scelte che purtroppo solo lessicali non sono.
    Bravo. Grazie!

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  4. Bravo! Un vero uomo con le.... ah, no scusa scusa!
    Ha, ha, ha :-))))

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  5. Potrebbe essere uscito dalla penna di Saramago questo post... :-)
    Silvia

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  6. @silvia: volerei un tantinello più basso, che dici... ;-))))))

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  7. Attento! Potresti venir tacciato di essere un femminista ;)

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  8. supermambanana29 maggio 2009 23:12

    mia nonna diceva "coi pantaloni" nella stessa accezione, altri tempi, come si suol dire :-)

    Non so, non so.
    Il problema e' che le palle tue (tue si fa per dire) sono metaforiche, mica le vogliamo vedere, mica, ohe!!! Ma le tette mie (mie si fa per dire) non lo sono manco per niente, e le si sbircia eccome.
    Le palle tue fanno ascoltare cio' che dici. Le tette mie chiudono l'input.
    Le palle tue ti fanno avere un posto di lavoro coi fiocchi. Le tette mie mi danno un lavoro di contorno, ma solo se io..... ci siamo capiti signorina?
    Le palle tue sono a manutenzione zero, una volta che ce le hai, ce le hai, anzi, col tempo migliorano, si raffinano. Le tette mie costano sangue sudore e lacrime, e ciononostante col tempo diventano inesorabilmente due ciabatte, e si buttano via (e me con loro).
    Per questo se a me dicono che ho le palle magari mi metto a ridere, ma sotto sotto un po' mi fa piacere. E se a te dicono che hai le tette?

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  9. Condivido in pieno il messaggio, noi uomini per primi dobbiamo dare un esempio "controcorrente" su questi temi.
    Con i comportamenti e le parole innanzitutto, ma anche con i gesti, gli sguardi, il famoso "body language", insomma.
    Ciò offrirebbe a tante donne (ma anche a tanti uomini) la possibilità di uscire dall'angolo degli stereotipi sessisti e irrispettosi in cui come società ci stiamo facendo chiudere.
    Di uscire dalla volgarità e di spostare la normalità, come dici tu, su un altro piano, finalmente.
    Bravo.

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  10. Leggere parole simili scritte da un uomo è una boccata d'ossigeno. Grazie Desian!

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  11. Solo un parola, ma dal cuore: GRAZIE!

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  12. che ridere il commento di supermambanana. bof, poi io non avendo le tette la sensazione che gli uomini mi sbirciassero nella scollatura non l'ho proprio mai provata.

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  13. questo è davvero un bel post Desian, concordo. Anche io respiro a bocca piena queste parole, bravo!

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  14. Se proprio vuoi saperlo, è proprio essere chiamati "maschietti" che è offensivo per gli uomini. Quindi fai una bella cosa, mettiti una bella maglietta con la scritta "white power" e fatti un giretto ad Harlem.

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  15. ok "anonimo", intanto io la maglietta ce l'ho e sopra c'è scritto "black power", ché il white, a queste condizioni, mi fa proprio cascare le. Poi io mi offendo per ben altre cose, tipo rischiare che un domani mia figlia, ma anche la tua, possa essere scambiata per un pezzo di carne da letto. Oppure per avere accanto gente che fa paragoni idioti. Per il resto, "ciao, maschione"!!! Bene così?!

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