sabato 8 agosto 2009

Gli accessori del babbo (5): la crema all'ossido di zinco

Ultimamente mi capitava spesso di tornarci con la memoria, al tubetto di crema all'ossido di zinco. A quello che voleva dire, in termini di accudimento "babbesco".
In realtà, all'inizio, l'avevo presa con la solita (auto)ironia: essendo stato un consumatore folle della medesima (la usavo SEMPRE, anche quando i culetti della donna grande o dell'uomo piccolo non ne avevano nessun apparente bisogno), ne avevo intravisto il coté socio-economico, al momento dello spannolinamento.
Immaginavo i diagrammi con le curve della distribuzione del prodotto nella nostra regione: una débacle, il crollo totale dei fatturati per l'azienda produttrice. Chissà poi come saranno finiti i lavoratori della medesima...

Invece poi, pensandoci e ripensandoci, ho capito quanto per me fosse importante quel gesto. Quel momento dell'accudimento che era tutto mio: l'ho sempre considerato tale, anche se i cambi di pannolino ce li siamo tranquillamente divisi, tra me e la profe. Più di notte, la profe...
Era la responsabilità totale del benessere di quei culetti che mi imponeva di essere irreprensibile, una specie di invasato dell'applicazione coatta di quel miracoloso unguento.
In effetti, avevamo trovato una portentosa marca che aveva naturalmente effetti magici sulla rosea cute, ma soprattutto effetti fantastici sulla psiche di chi la applicava: se mai fosse capitato il giorno del culetto un po' più rosso o screpolato del solito, una sola applicazione della magica crema faceva ritornare la pelle un petalo di rosa.
L'ho adorata, era la mia coperta di linus, la certezza di esserci e di servire a qualcosa: addetto ai culetti, mica quisquilie! Insomma, così a distanza di anni, ho elaborato e capito l'importanza di quei gesti di accudimento. Il momento dell'applicazione, del massaggio, del richiudere il pannolino.

Dietro quel metodico, ossessivo utilizzo della crema all'ossido di zinco si è nascosta, evidentemente, la mia prima comunicazione con quelle creaturine che erano allora.
Oltre le difficoltà di capire qual era il mio spazio. Il mio ruolo, se ce n'era uno. Oltre la voglia di scappare, talvolta. Di non essere all'altezza, di non reggere quella fatica che sembrava immane. E che invece, oltretutto, era molto sul groppone della profe.
Si diventa grandi passando anche di lì.
Quando si impara anche quella comunicazione.
E tutto può succedere per grandi passaggi, per elaborazioni successive o, semplicemente, ripensando ad un centimetro di crema che vien fuori da un tubetto.
Perché appunto i grandi cambiamenti possono prendere il via, anche, da un tenue soffio.

"Ci sono".
"Sono qui, anche oggi".
"Sempre".
"Anche quando sembra (e sembrerà, talvolta) che non ce ne sia bisogno".

10 commenti:

  1. la serie "gli accessori del babbo" è tanto, tanto bella... proprio tanto...
    chissà che non sia adatta a sviluppi editoriali... ma in fondo, di questo, Desian dovrebbe saperne.

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  2. Desian, il post migliore della serie. Tutto in un tubetto. Che la Profe ti preservi!!!

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  3. cara Mamma Cattiva, la profe fa del suo meglio per preservarlo: si comporta come un'acida, inesorabile, implacabile rompiballe ;-)

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  4. @silvia gc: grazie dei complimenti... ma è proprio che un babbo senza accessori non sarebbe nemmeno pensabile ;-))

    @mammacattiva: hai visto? la profe ti ha risposto già lei... :-)

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  5. @profe - che non sia la tattica giusta? ;)

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  6. ho pianto.... la pupa ha 6 mesi e già piango.... di nostalgia! (saran gli ormoni)

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  7. @silvietta: ah, la nostalgia è una bestia... bellissima!

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  8. Oggi ho dovuto ripescare la crema all'ossido di zinco ed applicarla sulle coscette del Sorcio cinquenne (non era quella avanzata da più di 4 anni fa) per via di un'irritazione da sale e sabbia... e "per colpa" di questo post mentre spalmavo, mi commuovevo... Come mi si è caricata di significati sta pomata di cemento...

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  9. @silvia gc: lo hai cementato ben bene?!?! :-))

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  10. puoi sempre usarla in barca o in montagna sul naso e le orecchie, che non si ustionino. Falla passare per pittura di guerra da indiani.

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