domenica 7 agosto 2011

Il bagno all'alba

Chi vive nelle città di mare, e ha meno di sessant'anni, non è mai arrivato in spiaggia in vita sua prima delle undici (mezzogiorno, avendo dei pargoli - tanto per prendere in pieno quello che si potrebbe definire "orario pediatrico"): difficile spiegarne il perché; forse una sorta di tronfio senso del possesso: la spiaggia è lì, sempre lì, tutta l'estate, tutto l'anno, sempre. Non c'è fretta.
Non credo di esagerare, almeno non troppo, è languidamente così. Anche per me, che non abito al mare da ormai più di dieci anni, vale lo stesso modus: quando ci torno, nella mia città di mare, non ho più fretta, non devo correre mai. Non devo scavalcare nessuno.
Eppure esiste un'eccezione, uno di quei riti che nascono quando ci sono forti emozioni da tenere accese: quella di "andare a vedere l'alba sul mare". Per cui, sveglia di buio, colazione velocissima e poi via, di buon passo (e macchina fotografica in spalla - altra cosa che un indigeno farebbe solo con un po' di vergogna...) verso l'arenile. Da lì aspettiamo il sole al varco, l'orizzonte è tutto nostro, non si fa che guardare.
Così, per farla breve, stamattina abbiamo fatto il bagno in mare alle sette.
In un'acqua immota e limpida come una piscina. Una piscina immensa di chilometri, senza un'anima viva se non noi fin dove lo sguardo poteva arrivare. Una piscina privatissima e potenzialmente infinita. Solo gabbiani intorno, persino meno timorosi del solito: il silenzio dell'intimità è cosa che ci rende più simili e vicini, tra tutti.
Abbiamo sguazzato senza freni, nuotato, tuffato, scavato, rotolato.
Persino l'incontro ravvicinatissimo tra la donna grande e una medusa ha causato sì gran dolori e pianti disperati ma è durato poco, solo il tempo di trovare l'ultrasessantenne di cui dicevo all'inizio, sbucato chissà da dove, che senza scomporsi ci ha proposto il rimedio unico e definitivo in questi casi: l'abluzione della parte urticata in abbondante acqua calda. Dopo pochi secondi la donna grande è tornata pimpante quasi (quasi ho detto) come prima. Sì certo, è rimasta il resto del tempo prudentemente a mollo sulla riva ma ha capito che dopo il dolore, per quanto insopportabile possa essere sul momento, si rimane interi.
E chissà che un rito di vacanza come questo non possa insegnare qualcosa. Addirittura senza pedanteria, senza bisogno di lunghe e razionali spiegazioni. È accaduto, si resta interi. La donna grande sembrava convinta. Chissà.
Per ora ci siam goduti il nostro rito marino per il secondo anno consecutivo. E fino al prossimo o, magari, quello dopo ancora.
E ancora, fin quando saremo così divertiti.

6 commenti:

  1. Quando si dice diversità di costa: per me l'alba sul mare non esiste, non è mai esistita (pena: la riedizione maldestra di ecce bombo). Tramonti, invece, tanti. Quelli sì... Un bellissimo rito, in ogni caso.

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  2. sì sì il bagno all'alba è davvero una meraviglia ne ricordo uno con il labrador di amici che se la godeva tanto quanto noi :)

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  3. Quante cose mi stai ricordando (e se non hai acqua calda a portata di mano, ci fai pipì sopra, no?) io che su quel mare non solo non ci abito più, ma faccio pure fatica a tornare.

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  4. @'povna: un rito è un rito è un rito e anche se cambi costa non cambiano (di molto) i significati. Però trovo l'alba un rito che ha una sua preparazione più "forte": devi alzarti col buio, correre in spiaggia e poi vedere questa strana forma di vita che nasce, gabbiani che arrivano, la bassissima marea che piano piano cresce, granchi e qualche pescetto che ricominciano a muoversi sul bagnasciuga e nelle prime ondine. Insomma, un mondo nuovo.

    @amanda: gran bella sensazione, il bagno dentro un mare praticamente deserto. Il fatto di esserci dentro in tre o quattro, e nessun altro attorno, lo rende davvero una cerimonia.

    @mammasterdam: certo, la pipì (che al "calore" unisce anche l'ammoniaca) è l'altro rimedio strepitoso contro le meduse! Capisco la fatica di noi lontani. Ma la tua è fatica di tempi difficili da conciliare o fatica "esistenziale"?!

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  5. L'alba la puoi prendere anche di rincorsa, quando bussa il suo buon giorno da sotto il battiscopa... :-)

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  6. gli occhi magri14 agosto 2011 18:34

    una cerimonia del tè, ma all'alba. bello. e mi piace la tua "voce", mi pare sempre ben riconoscibile (perdona se in questo contesto m'attardo sullo "stile"...) e ben levigata, leggera ma non banale, sarà l'acqua marina immota e priva di chiappe chiare.
    w.

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