Ognuno ha le sue abilità. Chi parla sei lingue, chi maneggia la meccanica quantistica con la semplicità di un cacciavite, chi sa riparare un tubo che perde. Beh, se uno cerca un idraulico durante il fine settimana, come ci insegna Woody Allen, forse è meglio saper riparare un tubo.
Poi, c'è chi sa completare il cubo di Rubik. Ecco, in un pomeriggio di pioggia come questo, quando la donna grande e l'uomo piccolo hanno due compagni di scuola in casa, avere certe abilità può essere fondamentale. Io le ho.
Così, in un momento di stanca, l'ho preso distrattamente dallo scaffale. Ho attirato l'attenzione dei quattro pargoli (anche se due già sapevano cosa stava per succedere... "babbo, ma lo fai sempreee!") e poi gli ho chiesto di scomporlo tutto.
L'amica piccola dell'uomo piccolo l'ha abbrancato, l'ha mescolato girando ogni lato. Poi me l'ha ridato: "scommetto che adesso non ci ries.... scusa, eh, ma cosa si deve fare?". Ah, giovani moderni.
"Guarda cosa succede, amica piccola dell'uomo piccolo" ed ho cominciato a manovrare.
La soluzione del cubo di Rubik l'ho imparata ai tempi di scuola, quando alle superiori stavamo per i fatti nostri senza dare troppa relazione agli insegnanti. Prima uno schema riportato su carta, poi una serie di istruzioni come fossero righe di basic. Alla fine lo impari. A memoria, e non te lo dimentichi più.
Così adesso, a distanza di secoli, lo faccio ancora senza nemmeno pensarci, le mani si muovono, scorrono, voltano le facce. In pochi secondi l'amica piccola dell'uomo piccolo ha iniziato a cambiare espressione del viso: mentre avanzavo verso la soluzione i suoi occhi dicevano chiaramente "occavolo...".
Intanto la donna grande e la sua amica grande ci guardavano di sottecchi: "alla nostra veneranda età non ci freghi più coi tuoi giochetti, desian" e si son messe a fare i cavoli loro. Ogni tanto un'occhiatina, giusto perché la situazione non sfuggisse loro di mano.
Quando poi tutte le facce hanno preso il loro posto e il cubo è tornato "come nuovo" è stato il tripudio. L'amica piccola dell'uomo piccolo si è illuminata in viso: ha preso il cubo e ha cominciato a guardarlo come se fosse un'apparizione. Le due grandi hanno alzato gli occhi e anche loro han dovuto capitolare: stupore (anche se di superiorità) negli occhi. L'uomo piccolo ha preso a saltellare ovunque ululando "l'ha fatto il mio babbo, l'ha fatto il mio babbo, l'ha fatto il mio babbo".
Quando non c'erano gli skill, facevamo il cubo di Rubik. E, a distanza di tempo, in fondo, serve anche questo.
Il pomeriggio volge al termine. Continua a piovere. Però almeno sul bagnato.
giovedì 18 novembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
Differenze tra uomini e donne (secondo Ian McEwan)
"Abito in centro, a Londra, in una piazza e come in molte altre piazze di Londra, al centro di essa c'è un giardino. Il giardino è recintato e chiuso da un cancello e chi abita lì attorno ha la sua chiave. D'estate (siamo magnanimi!) lasciamo aperto il cancello per permettere a coloro che lavorano negli uffici vicini di poter stare nel giardino. Così nella pausa pranzo arrivano e consumano il loro pasto sull'erba: chi mangia il suo panino, chi qualcos'altro.
Un giorno mi sono messo a fare un po' d'ordine nella mia biblioteca. A togliere doppie edizioni e libri che non avevo più intenzione di tenere. Quando ho finito avevo messo insieme circa duecento volumi. Io e mio figlio diciottenne ci siamo caricati questi libri in spalla e siamo scesi in strada per gettarli.
Però, prima di andare al cassonetto, vedendo tutti quelli che stavano pranzando nel giardino, abbiamo avuto un'idea. Perché - ci siamo detti - non andiamo ad offrire a quelle persone alcuni di questi libri, prima di gettarli via? Magari c'è qualcuno a cui interessano.
Tutte le donne a cui ci avvicinavamo ci dicevano: "Oh sì, grazie!" e cominciavano a guardare i titoli: "questo l'ho già letto, questo l'ho letto, questo pure ma prendo quest'altro, non l'ho ancora letto" oppure "posso prenderne due o tre?".
Gli uomini a cui ci siamo rivolti hanno invece risposto (con una smorfia sul viso, ndr): "oh no caro!, non mi interessano proprio".
Insomma: se le donne non leggessero romanzi, il romanzo sarebbe già morto".
Ecco, anche quando parlano del loro ultimo successo editoriale, i grandi autori sanno darci, magari nascosta tra l'esegesi dei personaggi o dei capitoli e gli episodi della narrazione, qualche illuminazione più generale. Che riguardi le persone e come queste, donne e uomini appunto, affrontano l'esistenza.
Un potente raggio di luce che illumina, tra chiacchiere all'apparenza innocue (cominciano sempre prendendola un po' larga: anche stasera quando ha cominciato dicendo che abitava in una piazza del centro, l'uditorio ha cominciato a domandarsi dove volesse andare a parare. Qualcuno più tecnologico ha sussurrato "ecco, ora anche lui cita Google Street, così mi crolla un mito"), angoli oscuri, anfratti che non sempre riusciamo a vedere solo coi nostri occhi.
E invece no, non l'ha nemmeno nominato Google Street.
McEwan ha citato noi, la realtà reale. Una piazza, un mondo.
Con tutte le sue differenze.
Lo so, la foto è pessima... ma non si può avere tutto dalla vita. :-))
Un giorno mi sono messo a fare un po' d'ordine nella mia biblioteca. A togliere doppie edizioni e libri che non avevo più intenzione di tenere. Quando ho finito avevo messo insieme circa duecento volumi. Io e mio figlio diciottenne ci siamo caricati questi libri in spalla e siamo scesi in strada per gettarli.
Però, prima di andare al cassonetto, vedendo tutti quelli che stavano pranzando nel giardino, abbiamo avuto un'idea. Perché - ci siamo detti - non andiamo ad offrire a quelle persone alcuni di questi libri, prima di gettarli via? Magari c'è qualcuno a cui interessano.
Tutte le donne a cui ci avvicinavamo ci dicevano: "Oh sì, grazie!" e cominciavano a guardare i titoli: "questo l'ho già letto, questo l'ho letto, questo pure ma prendo quest'altro, non l'ho ancora letto" oppure "posso prenderne due o tre?".
Gli uomini a cui ci siamo rivolti hanno invece risposto (con una smorfia sul viso, ndr): "oh no caro!, non mi interessano proprio".
Insomma: se le donne non leggessero romanzi, il romanzo sarebbe già morto".
Ecco, anche quando parlano del loro ultimo successo editoriale, i grandi autori sanno darci, magari nascosta tra l'esegesi dei personaggi o dei capitoli e gli episodi della narrazione, qualche illuminazione più generale. Che riguardi le persone e come queste, donne e uomini appunto, affrontano l'esistenza.
Un potente raggio di luce che illumina, tra chiacchiere all'apparenza innocue (cominciano sempre prendendola un po' larga: anche stasera quando ha cominciato dicendo che abitava in una piazza del centro, l'uditorio ha cominciato a domandarsi dove volesse andare a parare. Qualcuno più tecnologico ha sussurrato "ecco, ora anche lui cita Google Street, così mi crolla un mito"), angoli oscuri, anfratti che non sempre riusciamo a vedere solo coi nostri occhi.
E invece no, non l'ha nemmeno nominato Google Street.
McEwan ha citato noi, la realtà reale. Una piazza, un mondo.
Con tutte le sue differenze.
Lo so, la foto è pessima... ma non si può avere tutto dalla vita. :-))
mercoledì 10 novembre 2010
Metti un finocchio a cena, Mister B
Troppo spesso parliamo, tra chi già è convinto, dell'anomalia italiana e di B. Forse ci stiamo parlando addosso (forse?) e continuiamo a farlo, senza mai rivolgerci a nessun altro che a "noi". A volte mi sembra una strada senza sbocco. E pure senza fine. Altre volte semplicemente un'ossessione.
Io penso che la vera anomalia non sia un singolo, per quanto potente e impresentabile. Penso che la vera anomalia sia chi gli va dietro, una società che in parte, in buona parte, la pensa come lui. Si lascia blandire, sorride di battute che sono pure bestialità. Qualcun altro, al massimo, se ne frega.
Vorrei dedicare la giornata del "finocchio per B" a chi la pensa come B stesso, a quelli che sghignazzano. A chi lo vota senza rendersi conto di quale sia la vergogna in cui trascina tutti.
Uso parole non mie, mi pare più adeguato. Uso parole di Antonio Gramsci.
«Quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero».
Parole pesanti. Come macigni, che strappano le coscienze. Buone responsabilità a tutti!
Io penso che la vera anomalia non sia un singolo, per quanto potente e impresentabile. Penso che la vera anomalia sia chi gli va dietro, una società che in parte, in buona parte, la pensa come lui. Si lascia blandire, sorride di battute che sono pure bestialità. Qualcun altro, al massimo, se ne frega.
Vorrei dedicare la giornata del "finocchio per B" a chi la pensa come B stesso, a quelli che sghignazzano. A chi lo vota senza rendersi conto di quale sia la vergogna in cui trascina tutti.
Uso parole non mie, mi pare più adeguato. Uso parole di Antonio Gramsci.
«Quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero».
Parole pesanti. Come macigni, che strappano le coscienze. Buone responsabilità a tutti!
lunedì 8 novembre 2010
Finocchi per B
Segnalo un'iniziativa interessante, nata da un gruppo di food-blogger. Il fatto che tra loro ci sia anche, o soprattutto, la profe non toglie e non aggiunge nulla alla validità della cosa.
Naturalmente mi astengo da qualsiasi commento nel merito riguardo le dichiarazioni inquietanti del Presidente del Consiglio: non voglio rischiare la denuncia.
Qui c'è il link che spiega meglio di cosa si tratta.
Partecipate come volete: se siete food blogger potete pubblicare una ricetta ma potete anche semplicemente pubblicare il banner sul vostro blog o su Facebook o dove volete.
Il giorno è mercoledì 10 novembre.
Io lo farò.
Naturalmente mi astengo da qualsiasi commento nel merito riguardo le dichiarazioni inquietanti del Presidente del Consiglio: non voglio rischiare la denuncia.
Qui c'è il link che spiega meglio di cosa si tratta.
Partecipate come volete: se siete food blogger potete pubblicare una ricetta ma potete anche semplicemente pubblicare il banner sul vostro blog o su Facebook o dove volete.
Il giorno è mercoledì 10 novembre.
Io lo farò.
lunedì 1 novembre 2010
Corrispondenze
Da un po' di tempo l'uomo piccolo intrattiene una fitta corrispondenza epistolare. Con babbo natale.
Ottobre non è ancora finito e lui ha già scritto e stracciato un paio di missive. Siamo alla terza.
Ieri sera arriva, giulivo come solo un settenne sa essere. Eravamo a tavola: "babbo, va bene ora si mangia, però dopo ti leggo la lettera".
"E a chi hai scritto, uomo piccolo"?
"Ma come a chi! Ma a babbo natale, eh"!!!
Eh.
Siamo avanti, siamo troppo avanti.
Dopo i primi anni in cui si iniziava salutandolo, a babbo natale, adesso si va al sodo. L'unica forma di cortesia è rimasta il "vorrei". Ma quella è una stortura dell'educazione repressiva. La perderemo presto.
Intanto, per ora, sempre che non stracci anche questa e ne scriva una quarta, vanno di gran moda i controli remoti: una collezione intera di roba telecomandata, auto, gru, elicottero, camion dei pompieri.
Oh, se non cambia idea tocca comprare un garage.
Vedrete che la cambia, la cambia.
Ottobre non è ancora finito e lui ha già scritto e stracciato un paio di missive. Siamo alla terza.
Ieri sera arriva, giulivo come solo un settenne sa essere. Eravamo a tavola: "babbo, va bene ora si mangia, però dopo ti leggo la lettera".
"E a chi hai scritto, uomo piccolo"?
"Ma come a chi! Ma a babbo natale, eh"!!!
Eh.
Siamo avanti, siamo troppo avanti.
Dopo i primi anni in cui si iniziava salutandolo, a babbo natale, adesso si va al sodo. L'unica forma di cortesia è rimasta il "vorrei". Ma quella è una stortura dell'educazione repressiva. La perderemo presto.
Intanto, per ora, sempre che non stracci anche questa e ne scriva una quarta, vanno di gran moda i controli remoti: una collezione intera di roba telecomandata, auto, gru, elicottero, camion dei pompieri.
Oh, se non cambia idea tocca comprare un garage.
Vedrete che la cambia, la cambia.
sabato 30 ottobre 2010
Un complimento
Crescevamo tra donne. Gli uomini lavoravano e, nell'Italia del boom, non c'era tempo (non c'era modo?) per stare coi figli.
Ascoltavamo le donne. Anche noi maschietti eravamo spesso catapultati in storie inverosimili di amori traditi, fatiche casalinghe, malanni ancestrali che non avevano un nome ma solo dei segni. Sembravano un miracolo, però al contrario.
Qualche volta restavamo schiacciati da tante parole, in quei pomeriggi uggiosi d'estate, quando il sole era ancora troppo alto per uscire per strada, e bisognava restare in casa. Riposare un po'. A nove anni riposare significava almeno stare ad ascoltare. Il tempo passava più veloce, lo spazio si riempiva di vecchie parenti lasciate in campagna, di lavori d'un tempo, della difficoltà di essere state strappate alle proprie origini. Si stava in città, anche se era soltanto un paesone.
Nella testa, mi frullano ancora parole e storie, situazioni di donne. Racconti.
Stasera, ad un compleanno, un babbo parlava di un altro bambino e diceva: "ah, ha un carattere bello, espansivo. Parla tantissimo, come una donna".
Ecco: un complimento così l'avrei voluto per me. Un piccolo uomo che parla (e quindi magari parlerà anche da adulto), che sa esprimere il suo mondo, che non resta mutanghero e attorcigliato intorno a pensieri che non sa decifrare.
Un ragazzino che racconta.
Fantastico un uomo che parla come una donna.
Ascoltavamo le donne. Anche noi maschietti eravamo spesso catapultati in storie inverosimili di amori traditi, fatiche casalinghe, malanni ancestrali che non avevano un nome ma solo dei segni. Sembravano un miracolo, però al contrario.
Qualche volta restavamo schiacciati da tante parole, in quei pomeriggi uggiosi d'estate, quando il sole era ancora troppo alto per uscire per strada, e bisognava restare in casa. Riposare un po'. A nove anni riposare significava almeno stare ad ascoltare. Il tempo passava più veloce, lo spazio si riempiva di vecchie parenti lasciate in campagna, di lavori d'un tempo, della difficoltà di essere state strappate alle proprie origini. Si stava in città, anche se era soltanto un paesone.
Nella testa, mi frullano ancora parole e storie, situazioni di donne. Racconti.
Stasera, ad un compleanno, un babbo parlava di un altro bambino e diceva: "ah, ha un carattere bello, espansivo. Parla tantissimo, come una donna".
Ecco: un complimento così l'avrei voluto per me. Un piccolo uomo che parla (e quindi magari parlerà anche da adulto), che sa esprimere il suo mondo, che non resta mutanghero e attorcigliato intorno a pensieri che non sa decifrare.
Un ragazzino che racconta.
Fantastico un uomo che parla come una donna.
venerdì 29 ottobre 2010
Ironici e abominevoli
All'ennesimo possibile reato del Presidente del Consiglio, che ormai spazia dai grandi reati economico-finanziari fino ai risvolti malavitosi da marciapiede, stavolta particolarmente odioso, ecco ripartire l'ironia da stadio.
Naturalmente il Premier ci mette del suo: "aiuto chi è in difficoltà". Travestito da babbo natale dell'abuso di potere a favore degli "amici", si rende davvero un ominicchio.
Facebook si traveste da curva e si riempie di "ironici" (?) commenti e facezie da buontemponi (!): "pagami le bollette", "aiuta anche me". Massì, facciamoci quattro risate. Siamo ridotti a questo. Invece di vedere il reato o, almeno, il laido che c'è in quell'uomo, ci ridiamo su. E bravi pagliacci.
Persino Repubblica, che ha un po' perso la trebisonda sulla realtà che ci circonda, ci sguazza, spiegandoci a modino cosa sia il "bunga-bunga", quale siano le, persino!, nobili origini: a questa specie di scherzo da dementi partecipò persino Virginia Woolf. Quindi, che volete voi, o pezzenti?
Ebbene, non ho nulla da dire. Soltanto tre domandine, facili-facili, come quelle dei telequiz:
1) ma sia proprio sicuri che ci sia da fare dell'ironia su qualcosa che significa "stupro di massa"? Ma ci siamo tutti bevuti il cervello, o cosa?
2) ma è possibile che il codice penale, che servirebbe a dirimere e sistemare alcune questioni, quando esse si presentano, non valga proprio più nulla in questo Paese?
3) esiste (o è mai esistita) una opinione pubblica seria, matura e responsabile in questo Paese? O ci siamo tutti, donne e uomini, trasformati in fantastici, splendidi, abominevoli cazzoni?
Buona giornata.
Naturalmente il Premier ci mette del suo: "aiuto chi è in difficoltà". Travestito da babbo natale dell'abuso di potere a favore degli "amici", si rende davvero un ominicchio.
Facebook si traveste da curva e si riempie di "ironici" (?) commenti e facezie da buontemponi (!): "pagami le bollette", "aiuta anche me". Massì, facciamoci quattro risate. Siamo ridotti a questo. Invece di vedere il reato o, almeno, il laido che c'è in quell'uomo, ci ridiamo su. E bravi pagliacci.
Persino Repubblica, che ha un po' perso la trebisonda sulla realtà che ci circonda, ci sguazza, spiegandoci a modino cosa sia il "bunga-bunga", quale siano le, persino!, nobili origini: a questa specie di scherzo da dementi partecipò persino Virginia Woolf. Quindi, che volete voi, o pezzenti?
Ebbene, non ho nulla da dire. Soltanto tre domandine, facili-facili, come quelle dei telequiz:
1) ma sia proprio sicuri che ci sia da fare dell'ironia su qualcosa che significa "stupro di massa"? Ma ci siamo tutti bevuti il cervello, o cosa?
2) ma è possibile che il codice penale, che servirebbe a dirimere e sistemare alcune questioni, quando esse si presentano, non valga proprio più nulla in questo Paese?
3) esiste (o è mai esistita) una opinione pubblica seria, matura e responsabile in questo Paese? O ci siamo tutti, donne e uomini, trasformati in fantastici, splendidi, abominevoli cazzoni?
Buona giornata.
giovedì 28 ottobre 2010
In ritardo
Arrivare tardi. E vederli sfiniti, sulle loro seggioline, che finiscono di cenare ma in realtà la stavano tirando per le lunghe, solo per aspettare te.
Le giornate finiscono e sfiniscono anche i grandi, anche se li pensi da qualche parte, tra le quinte della loro vita quotidiana: in classe, dai nonni, in palestra.
Aspettavano te perché l'appuntamento serale è con la lettura del "nostro" libro: La guerra dei bottoni.
L'uomo piccolo non ce la fa, crolla. La donna grande vorrebbe ascoltarti lo stesso.
Poi però si rende conto che non è la stessa cosa andare avanti con la lettura senza che ci sia suo fratello ad ascoltare, insieme a lei.
"Babbo, spengi la luce. Lo leggiamo domani sera, se torni prima".
Ci puoi giurare che torno prima, domani.
E anche dopodomani.
E dopo.
E.
Le giornate finiscono e sfiniscono anche i grandi, anche se li pensi da qualche parte, tra le quinte della loro vita quotidiana: in classe, dai nonni, in palestra.
Aspettavano te perché l'appuntamento serale è con la lettura del "nostro" libro: La guerra dei bottoni.
L'uomo piccolo non ce la fa, crolla. La donna grande vorrebbe ascoltarti lo stesso.
Poi però si rende conto che non è la stessa cosa andare avanti con la lettura senza che ci sia suo fratello ad ascoltare, insieme a lei.
"Babbo, spengi la luce. Lo leggiamo domani sera, se torni prima".
Ci puoi giurare che torno prima, domani.
E anche dopodomani.
E dopo.
E.
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