venerdì 8 ottobre 2010

E' famoso, per fortuna

Nobel per la letteratura a Vargas Llosa.
Stamattina 'Repubblica' tira un sospiro di sollievo e titola: "Il Nobel questa volta è famoso". Perché, come spesso capita a quei riottosi dell'Accademia svedese (che, avendo ormai ben chiaro come i premi siano discutibili, puro marketing, si prendono spesso il lusso di premiare per motivi politici), anche stavolta erano circolati nomi difficili, gente che va letta con qualche sforzo, che ci interroga chiedendoci la fatica di seguirli su sentieri non consueti. Così era stato per Lessing (definita "autrice illeggibile", se non ricordo male da un giurato dello stesso Nobel) oppure, lo scorso anno per Herta Muller: autrici non già premiate dal mercato (la Muller era a mala pena tradotta in Italia...) e a cui il Nobel non avrebbe fatto aumentare tirature e vendite. Due autrici donne, peraltro, bistrattate dal mercato e dall'establishmet culturale (che in Italia spesso sono la stessa cosa) senza pietà.
Invece vuoi mettere quanto sia meglio vincere un bel Nobel con Pamuk o Vargas Llosa, autori già riconosciuti e ben venduti, ai quali stuoli di addetti markettari possono tirare una splendida volata fatta di vendite, di incassi, di copie ristampate e impilate anche all'Esselunga. Ma con fascetta celebrativa, beninteso!
E a nulla importa che tanti librai e lettori in giro per il mondo già conoscano e apprezzino e leggano e vendano da anni, pur senza imprimatur, certi grandi autori e grandi libri. Vincere fa vendere due, tre volte.
Grandi discussioni si potrebbero aprire sui gusti del pubblico dei lettori (o sui consumi dell'industria culturale). Molto spesso si dice che il pubblico (i consumatori) non è affatto impreparato e anzi sceglie con piena cognizione di causa. Personalmente credo ci sia invece tantissima pressione sui nostri gusti da parte di pubblicità e strategie promozionali in genere: molto spesso (quasi sempre?) scegliamo perché ci hanno "consigliato".
Vendere, vendere, vendere. Che non ci sarebbe niente di male. Se un lettore potesse leggere su un quotidiano qualche notizia interessante invece che il sospiro di sollievo tanto atteso: "oh, almeno stavolta Vargas Llosa si vende".
Altro che populismo mediatico.
(E speriamo almeno che qualcuno, stamattina, dopo aver saputo la notizia, sia corso in libreria a comprarsi un libro del peruviano - "come si chiama? Quello lì, quello che ha appena vinto il Nobel" - rinunciando a quel fantastico paio di scarpe che aveva adocchiato in vetrina o a quello miracoloso "mai-più-senza che proprio mi mancava". Almeno ci avrà guadagnato un libraio: categoria a rischio estinzione).

8 commenti:

  1. Concordo in tutto!
    PS: Ma davvero Pamuk vende? lL'ho trovato pesantissimo e per la prima volta non ho finito un libro..

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  2. @mamma c: beh certo, non vende come la Kinsella, però si difende benone Pamuk. :-)

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  3. Ahahahah, allora sono un disastro io :) Comprare l'ho comprato, ma non ce la faccio proprio ad andare avanti..

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  4. tranquilla mammaC siamo in 2.... ebbene sì confesso

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  5. Grazie Amanda, mi conforti :))

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  6. posso dire una cosa terribile? io trovo (e ho sempre trovato) Vargas Llosa e la sua Zia Julia molto, ma molto più bravo tanto della Lessing quanto della Muller. e non perché sia uomo, di establishment, di mercato o quant'altro, ma perché mi sembra(va)no, i suoi libri, specie i primi, formidabili dal punto di vista narrativo, stilistico, nell'uso della lingua e della costruzione della trama. capacità di inventiva dirompente rispetto a tardo e sospiroso modernismo post litteram.
    quello che ho pensato, per una volta, è che il nobel aveva saputo coniugare buona diffusione mediatica con alta abilità...

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  7. @'povna: lo so, la polemica era contro questo uso "mediatico" di certi premi. L'editoria italiana (non so cosa accade all'estero) divide i premi letterari tra "quelli che fanno vendere" e "quelli che non spostano nemmeno una copia". Repubblica, con quel suo titolo, ha semplicemente fatto slittare sui lettori questo modo di vedere. Naturalmente, è una mia opinione rispetto a come conosco il mercato editoriale. E Vargas Llosa non si discute, lo so. Ma ti ripeto: lo scorso anno quando vinse la Muller la sensazione era "che palle, non sposterà una virgola di fatturato". Sono molto critico, lo so... ma se i lettori conoscerssero tutto del dietro le quinte, probabilmente smetterebbero di leggere! :-)

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  8. hai ragione, non conosco ma immagino il dietro le quinte e poi smetto di immaginarlo che se no è peggio. quello che volevo dire però è anche che, almeno secondo me (lo dico da lettrice onnivora, da Proust alle fan-fiction), molto spesso un certo autore/premiato non sposta il fatturato anche perché, banalmente, è meno bello di un altro. poi lo so che le case editrici puntano sul caso e da lì costruiscono (mi rimane sempre in mente la voce dell'amico 'Ndovai, di famosa casa editrice, che mi disse, a proposito di un caso letterario finalmente decollato attraverso la polemica: "ci abbiamo provato per tre stagioni, questa è quella buona"). però secondo me uno dei motivi per cui la Muller vede poco è che è noiosa quanto uno sbadiglio nella bruma...

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