martedì 16 febbraio 2010

Tram... via!

La notizia del giorno è sulla bocca di tutti: dal fornaio, in ufficio, alla macchinetta del caffè, al ristorante durante la pausa pranzo.
Pur senza raggiungere le vette della fantascienza (interrarla, farla sospesa su cuscinetti magnetici, con percorso aereo su monorotaia - mancava solo l'opzione-Nasa), tutti hanno voluto dire la loro.
E, ancora una volta, guelfi di là, ghibellini di qua.
Da domenica, Firenze ha la sua tramvia.
Certo, è solo la linea 1 (ne sono previste altre due, di là da venire...), ma è nuova di zecca. Pulita, silenziosa, ecologica.
La vecchia iconografia del tram sferragliante a centinaia di decibel è solo uno sbiadito ricordo, piuttosto una scena da film. Un soffio maigrettiano (anche se i suoi erano autobus, per lo più).
Domenica, giorno dell'inaugurazione, ci sono saliti in 40.000.
No, non tutti insieme...
Ieri mattina, già all'alba, le fermate erano gremite, tra curiosi e primi pendolari. Dopo aver ascoltato le opinioni più disparate ho deciso: "bene, ci salgo anch'io, vado a vedere".
Naturalmente le carrozze erano piene (malgrado avessi scelto un'ora non di punta) ed era tutto un gran vociare: sorrisi, scherzi, quasi una certa timidezza nel guardarsi intorno e vedere tutto nuovo, non ancora distrutto dall'uso quotidiano. Qualcuno si prendeva gioco dei più impacciati, improvvisandosi controllore e chiedendo la verifica del biglietto (dopo gli annosi ritardi, è stato deciso che la prima settimana di tram fosse completamente gratuita).
Una cosa mi ha colpito più di ogni altra, una particolare sensazione. Guardando i visi delle persone, ascoltando le conversazioni più buffe ed empatiche tra persone sconosciute una all'altra ma accomunate lì per lì dalla prossimità della poltroncina, ho colto una gioia bambinesca in molti. La sorpresa del giro di giostra, la vertigine del paesaggio che corre al finestrino.
Pian piano il cuore (la memoria, io che di tram non ne ho quasi mai visti?) ha fatto un salto, non so se indietro o in avanti. Ho visto una piccola epopea popolare, in un viaggio di poco più di sette chilometri; si è spiegato quel mondo fatto di relazioni tra persone, di chiacchiere dispensate senza ritrosie o falsi pudori, di sguardi un po' increduli e per quello giocosi: eppur si muove.
Con in più lo scambio dell'emozione di essere lì per un'altra prima volta. Della vita o del quotidiano, fa poca differenza. Sorrisi contenti.
Bambini, a giocare col loro trenino su una rotaia piena di nuovo, incontro al sole in una giornata che sapeva di primavera. Come è dovuto a tutti gli inizi.

2 commenti:

  1. il nostro futuro ha un po' di passato ...

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  2. @giardigno: in effetti il tran passa in continuazione, ogni 8 minuti...

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