Non ho ben capito.
Questa storia dell'assicurazione (e della targa e il bollo) anche per i ciclisti.
La notizia, che avrete sicuramente letto o ascoltato, è qui oppure qui.
Ecco, non ho ben capito se l'assicurazione servirà a risarcire noi automobilisti quando quei fastidiosi esseri su due ruote graffieranno la nostra splendida vernice micalizzata-come-fosse-antani-porosamente-metallizzata-per-due o, sia mai!, se dovessero farci un'ammaccatura sul cofano quando ne investiamo uno.
Oppure se servirà a risarcire i camionisti (e l'enorme rischio di vedersi ritirata la patente, non potendo più lavorare) quando noi ciclisti saremo falciati sul ciglio di una statale e magari sbalzati dentro un fosso da uno di quei gentilissimi e leggiadri TIR.
Ecco, non ho proprio capito.
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mercoledì 2 dicembre 2015
sabato 9 marzo 2013
venerdì 2 settembre 2011
Altri tempi
Giornata d'altri tempi, oggi. Mentre la profe professava la sua professione altrove, tra collegio dei docenti ed esami di riparazione, il sottoscritto si caricava sulle (metaforiche) spalle ben quattro pargoli (ai due d'ordinanza s'erano aggiunti un paio di amichetti), faceva uno zaino di mera sussistenza (acqua e qualche biscotto - quasi come Pollicino) e partiva lancia in resta, deciso a farli sganzare al fiume.
Sì, eravamo in campagna e passeggiare lungo il fiume è una cosa della massima naturalezza, quasi come l'asfalto in città.
Non c'è nemmeno stato bisogno di convincerli: è bastato pronunciare la parola 'fiume' ed è partita, immediata, l'ovazione. In due minuti erano tutti pronti a partire: lavati, vestiti, calzati come si deve. La passeggiata è iniziata come la spedizione dei Mille: nel tripudio generale. Urrà, evviva, cappelli per aria. Davvero, mancava solo lo sventolio del tricolore.
Inoltre, nella mia infinita magnanimità, avevo promesso una giornata "rules-free": nessun massacramento di maroni, libertà assoluta, niente impedimenti ad un sano divertimento, alcuna censura. Soltanto due semplici raccomandazioni: rispetto del pericolo (traduzione: non voglio cazz.... ehm, cavolate) e immediato ritorno a casa (per cambiarsi con qualcosa di asciutto, of course) in caso di caduta in acqua.
Insomma, mi sono sentito un vero pioniere della babbitudine, un genitore di un'epoca scomparsa (la mia e quella dei miei fratelli, visto che siamo, appunto, quattro) con una siffatta carovana di ultraminorenni al seguito.
Ci siamo divertiti, abbiamo costruito ponti coi sassi tra le sponde, abbiamo corso e saltellato tra una pietra e l'altra, affrontato lastroni scivolosi, piccole cascate, tele di ragno tra rami bassissimi. E ci siamo bagnati, dio se ci siamo bagnati. Come pesci, come trote; chi i piedi, chi le gambe intere, chi è caduto in acqua di sedere, chi di fianco. Chi è caduto dal ramo di un albero, chi scivolando ha portato con sé il vicino, chi persino fotografava (ah!, la gioventù moderna e ipertecnologicamente digitale...).
Neanche un urlo genitoriale, manco la minima raccomandazione. Soltanto: non fatevi male ed andate. Andate dove volete.
Alla fine, quando ho deciso che oramai erano ben zuppi, non ho avuto esitazioni. Come un colonnello sadico li ho richiamati tutti, senza possibilità di replica: "via! È l'ora: adesso si torna indietro".
Vedeste come si sono incazz.... ehm, incavolati. Erano furenti.
Eppure.
Eppure sapevano che il nostro patto era stato rispettato ed aveva funzionato alla perfezione.
Piano piano la furia si è trasformata in consapevolezza e, poi, in condiscendenza. Dall'alveo del fiume siam risaliti fino al sentiero CAI. Abbiamo ripreso la strada di casa.
Li ho sentiti per buona parte del tragitto discutere tra loro se la mia decisione fosse stata giusta o meno. Ma ormai si stava tornando verso casa.
La decisione doveva esser stata giudicata equa.
Oh come mi sono divertito: il potere (di colonnello che li richiama), davvero, da' alla testa!
martedì 16 febbraio 2010
Tram... via!
La notizia del giorno è sulla bocca di tutti: dal fornaio, in ufficio, alla macchinetta del caffè, al ristorante durante la pausa pranzo.
Pur senza raggiungere le vette della fantascienza (interrarla, farla sospesa su cuscinetti magnetici, con percorso aereo su monorotaia - mancava solo l'opzione-Nasa), tutti hanno voluto dire la loro.
E, ancora una volta, guelfi di là, ghibellini di qua.
Da domenica, Firenze ha la sua tramvia.
Certo, è solo la linea 1 (ne sono previste altre due, di là da venire...), ma è nuova di zecca. Pulita, silenziosa, ecologica.
La vecchia iconografia del tram sferragliante a centinaia di decibel è solo uno sbiadito ricordo, piuttosto una scena da film. Un soffio maigrettiano (anche se i suoi erano autobus, per lo più).
Domenica, giorno dell'inaugurazione, ci sono saliti in 40.000.
No, non tutti insieme...
Ieri mattina, già all'alba, le fermate erano gremite, tra curiosi e primi pendolari. Dopo aver ascoltato le opinioni più disparate ho deciso: "bene, ci salgo anch'io, vado a vedere".
Naturalmente le carrozze erano piene (malgrado avessi scelto un'ora non di punta) ed era tutto un gran vociare: sorrisi, scherzi, quasi una certa timidezza nel guardarsi intorno e vedere tutto nuovo, non ancora distrutto dall'uso quotidiano. Qualcuno si prendeva gioco dei più impacciati, improvvisandosi controllore e chiedendo la verifica del biglietto (dopo gli annosi ritardi, è stato deciso che la prima settimana di tram fosse completamente gratuita).
Una cosa mi ha colpito più di ogni altra, una particolare sensazione. Guardando i visi delle persone, ascoltando le conversazioni più buffe ed empatiche tra persone sconosciute una all'altra ma accomunate lì per lì dalla prossimità della poltroncina, ho colto una gioia bambinesca in molti. La sorpresa del giro di giostra, la vertigine del paesaggio che corre al finestrino.
Pian piano il cuore (la memoria, io che di tram non ne ho quasi mai visti?) ha fatto un salto, non so se indietro o in avanti. Ho visto una piccola epopea popolare, in un viaggio di poco più di sette chilometri; si è spiegato quel mondo fatto di relazioni tra persone, di chiacchiere dispensate senza ritrosie o falsi pudori, di sguardi un po' increduli e per quello giocosi: eppur si muove.
Con in più lo scambio dell'emozione di essere lì per un'altra prima volta. Della vita o del quotidiano, fa poca differenza. Sorrisi contenti.
Bambini, a giocare col loro trenino su una rotaia piena di nuovo, incontro al sole in una giornata che sapeva di primavera. Come è dovuto a tutti gli inizi.
Pur senza raggiungere le vette della fantascienza (interrarla, farla sospesa su cuscinetti magnetici, con percorso aereo su monorotaia - mancava solo l'opzione-Nasa), tutti hanno voluto dire la loro.
E, ancora una volta, guelfi di là, ghibellini di qua.
Da domenica, Firenze ha la sua tramvia.
Certo, è solo la linea 1 (ne sono previste altre due, di là da venire...), ma è nuova di zecca. Pulita, silenziosa, ecologica.
La vecchia iconografia del tram sferragliante a centinaia di decibel è solo uno sbiadito ricordo, piuttosto una scena da film. Un soffio maigrettiano (anche se i suoi erano autobus, per lo più).
Domenica, giorno dell'inaugurazione, ci sono saliti in 40.000.
No, non tutti insieme...
Ieri mattina, già all'alba, le fermate erano gremite, tra curiosi e primi pendolari. Dopo aver ascoltato le opinioni più disparate ho deciso: "bene, ci salgo anch'io, vado a vedere".
Naturalmente le carrozze erano piene (malgrado avessi scelto un'ora non di punta) ed era tutto un gran vociare: sorrisi, scherzi, quasi una certa timidezza nel guardarsi intorno e vedere tutto nuovo, non ancora distrutto dall'uso quotidiano. Qualcuno si prendeva gioco dei più impacciati, improvvisandosi controllore e chiedendo la verifica del biglietto (dopo gli annosi ritardi, è stato deciso che la prima settimana di tram fosse completamente gratuita).
Una cosa mi ha colpito più di ogni altra, una particolare sensazione. Guardando i visi delle persone, ascoltando le conversazioni più buffe ed empatiche tra persone sconosciute una all'altra ma accomunate lì per lì dalla prossimità della poltroncina, ho colto una gioia bambinesca in molti. La sorpresa del giro di giostra, la vertigine del paesaggio che corre al finestrino.
Pian piano il cuore (la memoria, io che di tram non ne ho quasi mai visti?) ha fatto un salto, non so se indietro o in avanti. Ho visto una piccola epopea popolare, in un viaggio di poco più di sette chilometri; si è spiegato quel mondo fatto di relazioni tra persone, di chiacchiere dispensate senza ritrosie o falsi pudori, di sguardi un po' increduli e per quello giocosi: eppur si muove.
Con in più lo scambio dell'emozione di essere lì per un'altra prima volta. Della vita o del quotidiano, fa poca differenza. Sorrisi contenti.
Bambini, a giocare col loro trenino su una rotaia piena di nuovo, incontro al sole in una giornata che sapeva di primavera. Come è dovuto a tutti gli inizi.
domenica 24 gennaio 2010
Coscienza e palette
Una domenica davvero rilassante per babbo e pargoli (la profe a corregger compiti...) a giro per la città pedonale, tra mostra a Palazzo Strozzi, merenda al bar e poi in gelateria, nel magico mondo di Grom.
Ebbene sì: due tappe e doppie calorie.
Soddisfacente anche perché il livello di auto-coscienza pargolistica cresce di giorno in giorno.
Come altro giudicare la definizione che l'uomo piccolo ha saputo dare di se stesso?: "Perché sono proprio un rompitore di palette".

Così si è espresso: e se non vi fate ingannare dalle apparenze, vi lascio alle possibili interpretazioni...
mercoledì 5 agosto 2009
Scienza, non fantascienza
Per fortuna, al mare, ogni tanto piove. Così il turista medio può dedicarsi, senza sensi di colpa (aver lasciato per due ore il proprio turno in spiaggia...), allo shopping.
Anzi, a dire il vero, personalmente sono convinto che il temporale estivo sia un'invenzione delle APT in collaborazione con le associazioni di categoria dei commercianti. Ma di tale teoria non ho prove scientifiche per cui consiglio vivamente di non prenderla per oro colato.
Anche se, prima o poi, magari su wikipedia, la conferma la scovo.
Comunque, la malattia dello shopping si diffonde nell'aria elettrica stessa del temporale e, come un virus, è assolutamente infettiva. A diffusione immediata: l'A/H1N1 è un dilettante al confronto. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza dell'intera popolazione attiva del comprensorio presso il polo commerciale più grosso della zona.
La follia è totale, i carrelli sono scomparsi dagli appositi dispensatori, tutti siamo preda di frenesia, come se le merci (tutte, anche quelle che NON ci interessano) potessero scomparire all'improvviso dagli scaffali.
Dovendo affrontare il prossimo pezzetto di estate sulle Dolomiti, la famiglia si dirige baldanzosa verso l'ingresso del supermercato dello sport dove, a prezzi marzianamente bassi, puoi trovare oggetti di buona qualità, utilizzabili più di una volta (non si disintegrano dopo il primo utilizzo), funzionali ed efficaci allo scopo. Sarà che sono francesi? Chissà...
Ma lo shopping, ho notato, è anche un virus mutante così invece di dotarci di attrezzatura montana, ci siamo così espressi: la donna grande ha comprato un paio di scarpine di tela tipo espadrillas. Rosa. L'uomo piccolo ha optato per un cerchio (dicesi volgarmente hula hop) da ginnastica ritmica, coraggiosamente abbrancato (e mai più mollato, nemmeno ai tentativi di due indispettiti genitori) al reparto medesimo. Cosa ci farà mai?! La profe, ligia al dovere montanaro, si è dotata di due paia di calzettoni e due bastoncini da trekking. Perfetta e francescana come sempre. Desian ha optato per il maipiùsenza globale: l'asciugamano da piscina in tessuto tecnico strizzabile e autoasciugante.
Da piscina che però va bene anche in spiaggia.
Un vero gadget fantozziano.
Ma volete mettere: lo shopping è assurdo sennò non sarebbe shopping.
No?
E poi, come avremmo fatto ad utilizzare quelle borse vuote di cui parlavo qui?
E domani, speriamo, si torna in spiaggia.
Anzi, a dire il vero, personalmente sono convinto che il temporale estivo sia un'invenzione delle APT in collaborazione con le associazioni di categoria dei commercianti. Ma di tale teoria non ho prove scientifiche per cui consiglio vivamente di non prenderla per oro colato.
Anche se, prima o poi, magari su wikipedia, la conferma la scovo.
Comunque, la malattia dello shopping si diffonde nell'aria elettrica stessa del temporale e, come un virus, è assolutamente infettiva. A diffusione immediata: l'A/H1N1 è un dilettante al confronto. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza dell'intera popolazione attiva del comprensorio presso il polo commerciale più grosso della zona.
La follia è totale, i carrelli sono scomparsi dagli appositi dispensatori, tutti siamo preda di frenesia, come se le merci (tutte, anche quelle che NON ci interessano) potessero scomparire all'improvviso dagli scaffali.
Dovendo affrontare il prossimo pezzetto di estate sulle Dolomiti, la famiglia si dirige baldanzosa verso l'ingresso del supermercato dello sport dove, a prezzi marzianamente bassi, puoi trovare oggetti di buona qualità, utilizzabili più di una volta (non si disintegrano dopo il primo utilizzo), funzionali ed efficaci allo scopo. Sarà che sono francesi? Chissà...
Ma lo shopping, ho notato, è anche un virus mutante così invece di dotarci di attrezzatura montana, ci siamo così espressi: la donna grande ha comprato un paio di scarpine di tela tipo espadrillas. Rosa. L'uomo piccolo ha optato per un cerchio (dicesi volgarmente hula hop) da ginnastica ritmica, coraggiosamente abbrancato (e mai più mollato, nemmeno ai tentativi di due indispettiti genitori) al reparto medesimo. Cosa ci farà mai?! La profe, ligia al dovere montanaro, si è dotata di due paia di calzettoni e due bastoncini da trekking. Perfetta e francescana come sempre. Desian ha optato per il maipiùsenza globale: l'asciugamano da piscina in tessuto tecnico strizzabile e autoasciugante.
Da piscina che però va bene anche in spiaggia.
Un vero gadget fantozziano.
Ma volete mettere: lo shopping è assurdo sennò non sarebbe shopping.
No?
E poi, come avremmo fatto ad utilizzare quelle borse vuote di cui parlavo qui?
E domani, speriamo, si torna in spiaggia.
giovedì 21 maggio 2009
Oasi del libero ascolto
Ma voi lo sapevate che i bisogni dei bambini sono:
- amore incondizionato
- rispetto della propria personalità
- tempo degli adulti
- stabilità emotiva
- tempi e ritmi adeguati a loro
- adulti responsabili
- sostegno alla crescita
- gioco e movimento?
I babbi si documentano, se possono.
L'altra sera, organizzato dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune, si è tenuto un incontro dal titolo "Si fa o non si fa? Quando e come far conoscere le regole".
Il titolo era di quelli da incuriosirsi immediatamente e poi a scuola le insegnanti (a cui l'incontro si rivolgeva in prima istanza) mi avevano parlato benissimo della relatrice, la dott.ssa Patrizia De Padova, docente all'università di Padova.
Io, curioso sempre come una scimmia, non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi son precipitato.
Ok l'incontro, ok la relazione, puntuali le slide, buone le spiegazioni e gli approfondimenti.
Il vero coniglio dal cilindro, la rutilante trovata che può (e ci riesce) cambiarvi la vita, spunta come si deve verso la fine della conferenza:
"L'OASI DEL LIBERO ASCOLTO" ta-dah!
In realtà De Padova l'ha definita oasi dell'ascolto pulito ma noi ce la siamo personalizzata così. Ci piaceva di più.
Funziona che tutta la famiglia, meglio se i piccoli già in pigiama (nda), si ritrova accoccolata sul tappeto, sul letto a castello, per terra. Divano? Dove volete voi.
Poco prima di andare a letto. Diciamo cinque minuti.
E ognuno racconta a tutti gli altri due cose, la più bella e la più brutta, della giornata appena trascorsa.
Quando tutti hanno raccontato, bacio della buonanotte e tutta vita per i genitori!
In realtà questo rito quotidiano serve in primo luogo a focalizzare le cose principali della giornata, sia in positivo che in negativo (esorcizziamo parlandone), e soprattutto a creare quella continuità tra la veglia il sonno e il risveglio del mattino dopo che spesso invece non ha luogo se i pargoli vanno a letto in "solitaria", spezzando cioè in maniera troppo brusca il vissuto quotidiano.
Vi sembra roba troppo macchinosa? Oh che palle ogni sera mettersi lì tutti insieme, quello non vuole quell'altro ha da fare?!
Ebbene sappiatelo, si sono creati dei mostri: i pargoli sono letteralmente drogati di oasi del libero ascolto. E' la prima cosa che chiedono, per la sera, non appena mettono piede a casa dopo la scuola. Nemmeno la merenda, vogliono. Per ora non abbiamo perso nemmeno un colpo.
- amore incondizionato
- rispetto della propria personalità
- tempo degli adulti
- stabilità emotiva
- tempi e ritmi adeguati a loro
- adulti responsabili
- sostegno alla crescita
- gioco e movimento?
I babbi si documentano, se possono.
L'altra sera, organizzato dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune, si è tenuto un incontro dal titolo "Si fa o non si fa? Quando e come far conoscere le regole".
Il titolo era di quelli da incuriosirsi immediatamente e poi a scuola le insegnanti (a cui l'incontro si rivolgeva in prima istanza) mi avevano parlato benissimo della relatrice, la dott.ssa Patrizia De Padova, docente all'università di Padova.
Io, curioso sempre come una scimmia, non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi son precipitato.
Ok l'incontro, ok la relazione, puntuali le slide, buone le spiegazioni e gli approfondimenti.
Il vero coniglio dal cilindro, la rutilante trovata che può (e ci riesce) cambiarvi la vita, spunta come si deve verso la fine della conferenza:
"L'OASI DEL LIBERO ASCOLTO" ta-dah!
In realtà De Padova l'ha definita oasi dell'ascolto pulito ma noi ce la siamo personalizzata così. Ci piaceva di più.
Funziona che tutta la famiglia, meglio se i piccoli già in pigiama (nda), si ritrova accoccolata sul tappeto, sul letto a castello, per terra. Divano? Dove volete voi.
Poco prima di andare a letto. Diciamo cinque minuti.
E ognuno racconta a tutti gli altri due cose, la più bella e la più brutta, della giornata appena trascorsa.
Quando tutti hanno raccontato, bacio della buonanotte e tutta vita per i genitori!
In realtà questo rito quotidiano serve in primo luogo a focalizzare le cose principali della giornata, sia in positivo che in negativo (esorcizziamo parlandone), e soprattutto a creare quella continuità tra la veglia il sonno e il risveglio del mattino dopo che spesso invece non ha luogo se i pargoli vanno a letto in "solitaria", spezzando cioè in maniera troppo brusca il vissuto quotidiano.
Vi sembra roba troppo macchinosa? Oh che palle ogni sera mettersi lì tutti insieme, quello non vuole quell'altro ha da fare?!
Ebbene sappiatelo, si sono creati dei mostri: i pargoli sono letteralmente drogati di oasi del libero ascolto. E' la prima cosa che chiedono, per la sera, non appena mettono piede a casa dopo la scuola. Nemmeno la merenda, vogliono. Per ora non abbiamo perso nemmeno un colpo.
lunedì 11 maggio 2009
Lussi
Oggi pomeriggio io e la donna grande ci siamo concessi un lusso. Oddìo, una opt delle arcate dentarie, insomma una cosiddetta panoramica (ci tocca l'apparecchio, ci tocca), non è proprio il lusso che tutti i pargoli vorrebbero. E nemmeno i genitori, non foss'altro che per le radiazioni.
Presi da pigrizia camminatoria, sotto un sole estivo e un cielo terso, ci siamo avviati a piedi, lemme lemme, verso l'ambulatorio a poche centinaia di metri da casa. Ci siamo fermati due minuti alla Crocifissione del Perugino: sai com'è abitando a Firenze... Vabbè, no confesso, l'affresco è in restauro, abbiamo dovuto accontentarci del chiostro.
Abbiamo chiacchierato di un suo amichetto che da domani cambia scuola e diventa un ex-compagno di classe: mi ha raccontato della giornata pressoché dedicata ai saluti. "Lui comunque mi sembrava tranquillo, babbo, almeno così la sua scuola nuova è più vicina alla sua casa". In effetti, un buon viatico per cambiare.
Poco prima di arrivare all'ambulatorio, la donna grande ci ha tenuto a mostrarmi la gelateria che ha scoperto da quando va a lezioni di piano.
Poi via a far l'esame. Che, a dire il vero, è durato praticamente pochi secondi così abbiamo ripreso il nostro cammino di ritorno in men che non si dica.
La donna grande era euforica: salterellava dove poteva, giocava con le transenne salva-pedoni, si è fatta condurre, mi ha condotto.
La meta era, doveva essere, la gelateria. Metodica come solito ha chiesto un gelato in bicchierino (di solito preferisce il cono ma dovendo camminare...), un unico gusto, crema, con una spruzzatina di panna. Le avreste detto no? Anche se ormai eravamo prossimi all'orario di cena?
La camminata di ritorno è stata una degustazione, una lezione di stile palettifero: la guardavo circuire il gelato da sotto (per non farlo colare giù) poi un colpetto alla panna, ma solo in dose omeopatica, e via un po' di crema e una spolverata di panna. Avanti così. A casa, è arrivato un liquame giallo ormai immangiabile...
Ma il tempo, il lusso che ci siamo concessi, due chiacchiere, un po' di risate. E il piacere di camminare fianco a fianco con questa piccola silfide (le sue famose gamberelle secche...), davvero allegra e scanzonata, oggi. A suo agio nel suo quartiere, aria di casa, aria di strada dove abitiamo.
Questo lusso oggi mi appaga.
Lusso che mi permetto.
Lusso che rivendico mio.
Lusso normale che dovrebbe essere di tutti.
Presi da pigrizia camminatoria, sotto un sole estivo e un cielo terso, ci siamo avviati a piedi, lemme lemme, verso l'ambulatorio a poche centinaia di metri da casa. Ci siamo fermati due minuti alla Crocifissione del Perugino: sai com'è abitando a Firenze... Vabbè, no confesso, l'affresco è in restauro, abbiamo dovuto accontentarci del chiostro.
Abbiamo chiacchierato di un suo amichetto che da domani cambia scuola e diventa un ex-compagno di classe: mi ha raccontato della giornata pressoché dedicata ai saluti. "Lui comunque mi sembrava tranquillo, babbo, almeno così la sua scuola nuova è più vicina alla sua casa". In effetti, un buon viatico per cambiare.
Poco prima di arrivare all'ambulatorio, la donna grande ci ha tenuto a mostrarmi la gelateria che ha scoperto da quando va a lezioni di piano.
Poi via a far l'esame. Che, a dire il vero, è durato praticamente pochi secondi così abbiamo ripreso il nostro cammino di ritorno in men che non si dica.
La donna grande era euforica: salterellava dove poteva, giocava con le transenne salva-pedoni, si è fatta condurre, mi ha condotto.
La meta era, doveva essere, la gelateria. Metodica come solito ha chiesto un gelato in bicchierino (di solito preferisce il cono ma dovendo camminare...), un unico gusto, crema, con una spruzzatina di panna. Le avreste detto no? Anche se ormai eravamo prossimi all'orario di cena?
La camminata di ritorno è stata una degustazione, una lezione di stile palettifero: la guardavo circuire il gelato da sotto (per non farlo colare giù) poi un colpetto alla panna, ma solo in dose omeopatica, e via un po' di crema e una spolverata di panna. Avanti così. A casa, è arrivato un liquame giallo ormai immangiabile...
Ma il tempo, il lusso che ci siamo concessi, due chiacchiere, un po' di risate. E il piacere di camminare fianco a fianco con questa piccola silfide (le sue famose gamberelle secche...), davvero allegra e scanzonata, oggi. A suo agio nel suo quartiere, aria di casa, aria di strada dove abitiamo.
Questo lusso oggi mi appaga.
Lusso che mi permetto.
Lusso che rivendico mio.
Lusso normale che dovrebbe essere di tutti.
giovedì 27 novembre 2008
Tempo...
Ah, il tempo
ultimamente lo prendo
più lo uso più mi piace
sembra sempre meno invece c'è
pieno pieno pieno
e incontri le persone
che hai visto pochi giorni prima
e che non conoscevi appena un mese fa
che piacere
reincontrarsi
salutarsi
stringersi un braccio
Ciao. Come va.
Tempo
ultimamente lo prendo
più lo uso più mi piace
sembra sempre meno invece c'è
pieno pieno pieno
e incontri le persone
che hai visto pochi giorni prima
e che non conoscevi appena un mese fa
che piacere
reincontrarsi
salutarsi
stringersi un braccio
Ciao. Come va.
Tempo
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