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venerdì 5 ottobre 2012

Il balzo evolutivo

Signore e signori, giramento di p...... no, no, no.
Scusate.
Volevo dire: rullo di tamburi (ma vi assicuro che il rumore è lo stesso di cui sopra) per annunciare che, dopo il tutorio vittorio, l'uomo piccolo ha voluto fare il suo balzo evolutivo provando la vetro resina.
Che non è quella della carena degli yacht (come ha tenuto a sottolineare l'infermiera che, ieri sera, ci ha amorevolmente assistito al pronto soccorso fin quasi alle due - del mattino...), ma quella delle ossa rotte.
Ebbene sì, l'uomo piccolo ha finalmente avuto soddisfazione: l'altra volta ci siamo degnati di portarlo al pronto soccorso dopo ben 19 giorni dalla sua frattura a legno verde del polso.
Stavolta siamo riusciti a migliorare la prestazione. Non ci siamo andati subito, ci sembrava troppo, ma almeno il giorno dopo ce l'abbiamo portato (stavolta la mano si è gonfiata, l'altra volta il polso no) e il risultato è stato questo: "rima fratturativa composta in corrispondenza della metafisi distale del V metacarpo che sembra estendersi distalmente alla linea fisaria (tipo SH II)". Ovvero, più intuitivamente, questo:


L'evento si è consumato in palestra, in maniera del tutto casuale, ma ci vedo una certa malevolenza maya visto questo.
Tutto ciò vuol dire anche perdersi l'apertura dell'anno scout (che inizia domani...) e, soprattutto, niente compiti scritti per le prossime settimane.
Sì, perché ha scelto di rompersi la destra, l'uomo piccolo...
Poteva fare attenzione e scegliere la sinistra.
Almeno.

martedì 29 dicembre 2009

Capodannazione

Sì, va detto: la donna grande non gode di troppa fortuna, nella vita. Oh!, niente di grave: nulla che non si possa risolvere con un bel pianto consolatorio.
Ma.
Vi sembra possibile avere la febbre alla vigilia della sua prima gita scolastica?!
Oppure avere la febbre la sera prima della festa di halloween con tutti gli amici di classe?!
Beh, indovinate.
La donna grande ha la febbre, stasera. Adesso.
Il giorno prima della partenza per festeggiare l'ultimo dell'anno coi nostri amici.
Ed era disperata, sinceramente disperata. Perché oltre ai nostri, di amici, ci sono anche i suoi, quelli coi quali va perfettamente d'accordo, coi quali s'intende con uno sguardo, quelli di sempre prima ancora della scuola.
Abbiamo cercato di consolarla in "n" modi: abbiamo già soffiato il naso parecchie volte, abbiamo giocato a carte, fatto la lotta riparatrice. E preso tachipirina, come da manuale.
Ora siamo pronti per la visione di un cartone: che non restino consolazioni non tentate...

Ma anche noi adulti ci saremmo rotti di tanta "sfortuna". Vada per domani, si sta in casa riguardati sperando che passi. E almeno proviamo a partire il 31. In extremis, ma tanto il brindisi si fa a mezzanotte.
C'è tempo.
Teniamo d'occhio il termometro.

mercoledì 9 dicembre 2009

Post-partum paterno: un approfondimento

Sollecitato da questo commento di Serena, ho provato a chiedere qualche precisazione al professor Pazzagli che, con grande gentilezza (e lo ringrazio per questo!), risponde come segue:


"Certo vi sono fattori culturali, ad esempio la covata rituale è molto diversa e probabilmente utile per manifestare partecipazione evitando nel contempo disturbi psicopatologici ma anche cambiamenti culturali significativi (evitiamo di idealizzare il "buon selvaggio"!).
Ho sempre visto l'esclusione paterna come causa di una sofferenza che, cacciata dalla porta, rientra dalla finestra sotto forma di disturbi. La partecipazione paterna può essere efficace a prevenire disturbi a patto che non diventi una tenerezza un poco di maniera, una sorta di formazione reattiva all'aggressività, come mi pare tenda oggi ad accadere non di rado. Sentendosi un poco costretti dalle madri, alcuni padri possono sentire risentimento e trasformarlo in eccesso di tenerezza. Per fare un esempio, le madri esasperate per certi comportamenti dei figli possono dire "Io ti ho fatto ed io ti disfo" manifestando sentimenti ostili ma all'interno di una forte cornice di amore. Questo è ciò che, per ora, con maggior difficoltà è possibile ai nuovi mammi".

lunedì 2 novembre 2009

Quarantena

Anche i virus hanno il loro daffare.
In questa stagione.
Attaccano briga coi più piccoli, mai che si mettano contro qualcuno di grande e grosso (perché poi sai che cadute, il grande e grosso)...
Insomma la donna grande (ma non grossa, non abbastanza) ha l'influenza. Quella lì o un'altra non è dato sapere: il tampone che la diagnosticherebbe costa troppo al SSN, nessuno lo fa.
Quindi influenza, e una qualunque.
Siamo lontani: da scuola, per qualche altro giorno ancora, ma anche dai genitori.
Perché stasera si dorme dai nonni.

A dire il vero, questa nuova tradizione del lunedì sera a dormire dai nonni, non è più così nuova, dura da un po'.
Ben prima di qualsiasi influenza.
Ben prima di romantici tête a tête ed evoluzioni notturne (evoluzioni?!).
Insomma, il lunedì sera la profe frequenta un corso di cucina (per celiaci, con tanto di blog annesso) e desian un corso di storia del cinema.
Personcine impegnate.
Con la scusa subdola dell'influenza...

Quarantena culturale, altro che evoluzioni!

giovedì 8 ottobre 2009

Il tutorio Vittorio

Finalmente, prova che ti riprova, l'uomo piccolo si è procurato la sua prima frattura.
E fin qui, niente di eccezionale, cose che càpitano: chi ci legge da lontano, senza fare nomi, stia tranquillo, è tutto a posto. Quel che si dice, una bischerata. Adesso, perché fino a ieri sera non sapevamo neanche di averla, 'sta frattura.
E' andata così.

Venerdì 18 settembre (no, non ho sbagliato data, era proprio il 18 di settembre...), ai giardini, l'uomo piccolo cade dallo scivolo. Batte forte il polso. Comincia a piangere disperato per il dolore e il pomeriggio finisce gramo.
Eppure il braccio non gonfia, non illividisce, nulla fa pensare a qualcosa di serio.
Nei giorni successivi si va in altalena: un po' gli fa male, dice, un po' no. Usa la mano, sembra in maniera regolare.
Ci diciamo che forse è stata solo una botta.
Passerà.

Intermezzo. Di solito siamo genitori piuttosto "ansiosi" con la salute dei pargoli, stavolta è il tripudio della nonchalance. Tanto più che, a un certo punto, l'uomo piccolo dichiara che va meglio. Non gli fa quasi più male.

Passano altri giorni però le cose non sembrano proprio a posto: "mi fa un po' male, ma poco". Scatta il piano B: sentiamo il pediatra. Beh, forse sì, solo per scrupolo ma magari è meglio farla una radiografia, è il responso. Così arriviamo a ieri pomeriggio, 7 ottobre. Dalla caduta son passati la bellezza di 19 giorni!!!
Se leggete sul giornale di due genitori che hanno tenuto il loro pargolo col braccio rotto senza far nulla per tutto quel tempo, beh tranquilli: siamo noi...
Il radiologo aggeggia, predispone, fa un paio di scatti. Poi si piazza davanti al monitor, dà uno sguardo, storce mezzo labbro (ah!, la privacy: non ti dicono nulla neanche se sei tu lì, di fronte, in carne ed ossa).
"Rifarei un'altra lastra, per vedere meglio una cosa".
"Ok, eccoci pronti, uomo piccolo rimettiti in posa".
Flash!
Il tecnico torna nel suo gabbiotto ed esce, imperturbabile: "vi stampo subito le lastre poi tornate di là e vi fate fare il referto".
Tombola! Anche il babbo più nonchalante dell'universo-mondo mangerebbe la foglia: qui c'è qualcosa che non va.
Frattura?

Frattura.
Però solo a legno verde che sarebbe questa (secondo una schematica definizione trovata su uno dei siti dell'Università di Firenze):

-fratture a legno verde: tipiche delle ossa giovanili che essendo molto elastiche non si rompono in due capi netti ma subiscono uno sfibramento.

In parole povere: una rottura non completa e non scomposta. L'osso rimane praticamente al suo posto, solo sfogliato, come un rametto verde appunto. Sentiamo il pediatra al telefono che ci rassicura: il referto parla già di "fase di parziale consolidazione" (e lo credo, dopo 19 giorni, genitori degeneri!) per cui non c'è fretta, al pronto soccorso si può andare domani.
Ed eccoci all'epilogo.
Stamattina profe e uomo piccolo (ché desian era atteso fuori città per lavoro) si recano al Meyer. Reparto, manco a dirlo, ortopedia.
E accade l'inverosimile.
Perché sarà che in questo periodo l'uomo piccolo ha qualche debolezza d'udito (andiamo di otovent due volte al giorno e più volte per narice), sarà che era un po' spaventato e la sua testolina deve aver fatto qualche strana elaborazione. Quando la dottoressa dice che gli avrebbe messo un tutore, chissà cosa accidenti avrà capito.
Insomma, Signore e Signori, ecco a voi...

- rullo di tamburi -

...il tutorio Vittorio.
Che sarebbe lui.

martedì 2 dicembre 2008

La profe

Doveva accadere, non c'erano santi: la profe s'è incriccata.
Saranno stati i primi freddi, sarà stato dover domare orde di adolescenti imbufaliti dalla Gelmini (ah, l'occupazione...) e il clima malsano che si respira in quegli ecosistemi di estrogeno e testosterone. Sarà che non si cambia impunemente lavoro-settore-universo oltre i 40. Sarà.
Sarà che la trasformazione da Hyde/metalmeccanica in un'azienda della "gnu" economy (l'economia della savana rivisitata: che tu sia leone o gazzella, alzati e corri) a Jekyll/profe della scuola pubblica stroncherebbe sia Lifšic che Landau. Che appunto la (ormai ex) metalmeccanica sempre scienziata era (fisica!...) e cosa ci facesse tra gli "gnu" era un mistero per tutti.
Fatto sta che la mi crolla all'improvviso: il rinculo è terrificante quando il tuo tempo era tutto suo (del padrone) e, all'improvviso, eccolo qua, torna tuo e tu non sai come gestirlo.
E allora: febbre (38.3, 39.5, 37.7), tosse e moccio (verde), dolori articolari, periartrite semi-galoppante, torcicollo preventivo psicosomatico. Immersa nel delirio da correzione (compiti in classe, verifiche scritte, relazioni di laboratorio) il letto ormai è una dolce chimera. Professionale fino all'ossesso, è andata a scuola anche con la suddetta febbre (ecco ché si arriva a 39.5!) purché il divin flagellante dei pubblici fannulloni non avesse di che ridire.
Così lui non ha ridetto, gli alunni c'hanno un fantasma di profe, lei si fa pere di antibiotico e qui tutto va a rotoli in attesa di momenti migliori...
Ah, com'eravamo tosti ai tempi della Fiom!

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