lunedì 23 febbraio 2009

L'epopea dei Rock Duck e la banda delle Sbaciucchione

Disclaimer. L'uomo piccolo non beve, non fuma, non fa uso di alcun tipo di sostanza psicotropa, non ha mai dato segni di squilibrio mentale. Il suo sviluppo psicofisico è ritenuto del tutto normale dal suo, peraltro ottimo, pediatra.
Dopo più di tre ore dall'accaduto, io e la profe ci stiamo ancora chiedendo se quello che ci ha raccontato stasera sia capitato davvero oppure se siamo noi due ad avere qualche problemino.

Durante la cena l'uomo piccolo si è prodotto in uno dei suoi monologhi più esilaranti, qualcosa che non aveva precedenti per complessità, trama, personaggi, loquacità. Era persino sobrio, nel raccontare.
Lui e il suo complice... ooopps il suo amichetto del cuore, hanno dato vita ad una rockband, dove l'uomo piccolo suona la batteria (la BATTERIA...) e il suo complice... ooopps il suo amichetto del cuore, invece la chitarra. Immediatamente si è reso conto che un duo siffatto non era all'altezza per cui ha aggiunto alla band una serie di altri elementi. In pochi secondi il gruppo rock si è trasformato in un'accozzaglia di gente che suona gli strumenti più disparati ed eterogenei: il flauto, il pianoforte, i tamburi (la BATTERIA evidentemente non è stata ritenuta sufficiente), i piatti, il violino. I Rock Duck, così si chiama il gruppo, ha già qualche fan tra le mamme della classe e, naturalmente (potete immaginarlo!), tra le insegnanti.
Più di tutte, però, sembrano essere interessate alle nostre rockstar una serie di ragazzine seienni che sono in prima elementare: praticamente delle anziane, rispetto ai nostri frequentatori di materna. Caratteristica saliente delle giovani groupie sembra essere quella di voler riempire di baci i suddetti musicisti. Questi invece, del tutto disinteressati all'argomento, cercano di sfuggire all'assedio. Le spasimanti sono già state ribattezzate, non senza disprezzo, la banda delle Sbaciucchione.
I due fondatori dei Rock Duck, uomo piccolo e il suo complice... ooopps il suo amichetto del cuore, hanno già dichiarato che vorrebbero sposarsi tra di loro. Quando gli è stato fatto notare che questo è possibile soltanto in un posto che si chiama Spagna, i due hanno dichiarato che andranno là a sposarsi. Tengono a precisare che però non si abbracceranno mai perché altrimenti nascerebbe un bambino e, loro, figli non ne vogliono. E' anche per questo che hanno deciso di respingere le Sbaciucchione, per non rischiare paternità nemmeno con loro: anzi, già che ci sono, si sono messi contro e le combattono.
Ad oggi non si è capito chi stia vincendo la battaglia. I Rock Duck proseguono per la loro strada, le Sbaciucchione non mollano.

Allora, condividete la nostra stessa inquietudine, soprattutto per i risvolti della trama, o pensate che stiamo esagerando? E perché?!

domenica 22 febbraio 2009

Campagna

Da qualche anno frequento le terre emiliane, per affetto. Sfatando alla grande il luogo comune che i parenti, per di più acquisiti, siano sempre serpenti: la zia Ross ci vizia col suo panettone ripieno (ebbene sì, anche a carnevale, basta essere previdenti!); lo zio Vince ci riempie di leccornie pret-a-porter (tocchi di grana da chili, salumi straordinari).
La trovo una terra civilissima, fatta di persone civilissime. Persino quel suo ostentato benessere (ché viene dalla campagna, dalla fatica della terra) è fatto di schietta buona educazione e di grande signorilità. Praticamente in chiunque, in città come in campagna.
E da qualche anno, abbiamo trovato lassù anche il nostro carnevale (cosa che qui in Toscana ancora non ci è toccata): una festa fatta in casa, con buffi carri tirati da trattori. Una festa sponsorizzata dalla locale Croce Verde, oppure dalla sezione dell'Aido, oppure dall'azienda locale che produce, e vorrei vedere, tortellini o mortadella. Mica come quei carnevali da mondovisione dove a farla da padrone sono le multinazionali del cioccolato o del latte in polvere (che poi mandano avariato in Africa...)!: questa è una festa campagnola e popolare, autentica perché fatta per le (e con le) persone, dove ancora ci sono bambini e coriandoli, mamme di "zigomo forte e fianchi un po' larghi" vestite da damine settecentesche, babbi inguardabili addobbati da donna, bambini con in testa un elmo di batman fatto di cartoncino bristol e fantasia. Bambine con le gamberelle secche a cui basta una calzamaglia nera e un paio d'alucce in tulle e fil di ferro per diventare farfalle.
Insomma una festa semplicissima, vera, un po' caciarona. Mai sguaiata, però, forse proprio perché nessuno ha nulla da dimostrare: non c'è il carro più ganzo da premiare, non c'è la tv ad invadere (al massimo quel signore che si sgola nel microfono su un palco precario), non ci sono né lotterie, né ricchi premi, né cotillon (al massimo dai carri vola qualche pacchetto di mortadella e tortellini, appunto). E senza nulla da dimostrare, vanno avanti da 40 anni, dal 1969, col loro carnevale dei ragazzi.
C'è soltanto una grande allegria, un paese intero che partecipa, una parentesi di carta colorata, delle grandi risate, una in faccia all'altra.
I pargoli, poi, sono entusiasti: possono saltellare qua e là, liberamente, senza alcuna paura di finire inghiottiti da una folla rincretinita dal volgare, senza il timore di avere un costume non all'altezza. Insomma, senza ansie da prestazione. Che non è poco. In campagna, la più civile che io conosca. Persino a carnevale!

sabato 21 febbraio 2009

Mamma

Torna da scuola, oggi, la profe un po' mogia. Sarà mica accaduto qualcosa? No, eh?! Sondo.

- Ciao...
- Umpf...
- Mmmhh.
- No, è che...
(contemporaneamente) - Vuoi che... - Dai sputa il ro...
- Ecco , appunto ti racconto.
- ...Sì?
- Ma no, niente di grave.

Niente?

- Insomma c'è questa ragazzina, no?
- Eh.
- Quella carina, simpatica che però combina un monte di casini. Ti ricordi che prima di natale aveva avuto quel problema (...)?
- Certo, era preoccupata per quella storia (...). E allora?
- No, è che oggi, a ricreazione, a un certo punto mi viene incontro.
- E...?
- Si avvicina, tutta sorridente eh, e mi fa: “Senta profè, la posso chiamare mamma”?

Il mega-ego vacilla. L'autorevolezza istituzionale, invece, crolla.

giovedì 19 febbraio 2009

L'ottimismo della volontà

Tossiva da due giorni.

Una tossettina secca, stizzosa. Qualcuno, al semaforo persino, ce l'aveva già fatto notare: "Che, sono le prove generali?!".
"Si faccia i fatti suoi, il figliolo è mio" e tocco ferro.
L'uomo piccolo tossisce e tossisce. Lo tocco sulla fronte: no, non è caldo. Non troppo almeno... (E poi non è che io sia proprio attendibile, sulla misurazione manuale della temperatura: anni fa, alla profe che mi chiedeva di sentirle la fronte, appunto, risposi "ma no che non ce l'hai, la febbre!". Aveva trentanove e mezzo)...

Tossiva da due giorni eppure arriviamo a scuola e lo mollo nelle amorevoli mani dell'insegnante E.

Passa un'oretta, sì e no. Drrriiiinnnnnnn

"Pronto, desian? Sono E".

E.? Ma che strano!... Tossiva soltanto da due giorni...

"Stai tranquillo non è successo niente. E' solo che l'uomo piccolo non ha fatto altro che tossire da stamani e ora ha 37 e 2 ed è mogio mogio. Se vuoi io te lo tengo ancora a scuola ma forse, se lo vieni a prendere...".

Perchééééé?!?!?! In fondo tossisce mica rantola: "Oh certo, povero piccolo, l'avevo visto che tossiva da un paio di giorni. Dammi un'ora e arrivo. Grazie E. eh".

Troppo ottimismo o troppa volontà?

In effetti non stava così male ma mogio era mogio. Persino il suo complice.... oooppps volevo dire il suo amichetto del cuore lo guardava stupito e non lo riconosceva, così poco "tonico".

domenica 15 febbraio 2009

Domenica da (involontari) vampiri


Dopo il lungo inverno piovoso (almeno da queste parti...), oggi finalmente ci siamo potuti concedere la prima gita fuori porta. Abbiamo passato la serata di ieri a cercare una meta che ci piacesse e una volta deciso, abbiamo focalizzato: Volterra, dove mangiare (chissà perché è sempre il primo pensiero!) una volta là, che strada fare, cosa vedere.
Stamattina il tempo era meraviglioso, i pargoli elettrizzati, gli adulti tranquilli e ben disposti. Pronti, attenti, via: si parte. Attraversiamo i panorami del Chianti e, pur se uno ci è ormai abituato, ogni volta ci facciamo cogliere dalla stessa bellezza mozzafiato e dalla stessa sorpresa. La volterrana poi è uno strepitoso andare che già da solo vale l'intero viaggio, e la giornata: su quei colli rotondi e morbidi come fianchi l'occhio si perde tra valli e crete, sull'orizzonte lucente. Che a guardar bene, tra le pieghe dei colli laggiù, si intravedono persino i soffioni di Larderello. Insomma, uno spettacolo.
Un qual certo velo di poesia cominciava a stendersi sul nostro viaggetto...
Una volta a destinazione, la prima meta è quella classica e centralissima: la piazza dei Priori, uno spazio irregolare ma tipicamente toscano che ricorda, almeno a me, la calda accoglienza di un'altra piazza magica, il Campo a Siena.
Comincio a guardarmi attorno, stupito da questa prima volta (ebbene sì, non avevo mai visitato Volterra!), mi giro attorno, alzo il naso all'insù per cogliere torri e cornicioni, misuro con lo sguardo le prospettive e all'improvviso, poc!, qualcosa colpisce la mia attenzione.
Guardo meglio, è una vetrina. Guardo ancora meglio: lo so (io le frequento per mestiere!) che lì non "deve" esserci una libreria... eppure la vetrina non lascia dubbi: un paio di totem pubblicitari. Oh no!, è lei, è la Stephenie Meyer. E poi, ci sono tutti i suoi libri in quella vetrina: Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn. Ma che succede, sono impazzito, vedo libri e librerie dappertutto, anche dove non dovrebbero esserci? Infatti, è la sede dell' ufficio turistico, questa, non una libreria!
Ok.
Pausa.
Lascio di stucco la famiglia, mi precipito dentro.
"Buongiorno, scusi, ma come mai avete tutto questo ambaradan in vetrina? Il totem pubblicitario della Meyer, i suoi libri, ma che succede? Dove sono capitato?!".
L'impiegata, una gentilissima e paziente ragazza (peraltro di origini austriache che parla un dolcissimo italiano e che spiega a noi "indigeni" come funzionano in Italia gli orari di apertura dei musei - naturalmente il museo che volevamo era chiuso, in una domenica pomeriggio stracolma di turisti...), non si scompone neanche un po', mi tranquillizza e mi spiega l'arcano. Uno dei libri della Meyer è ambientato in parte a Volterra e i volturi (o vulturi), se ho ben capito una particolare razza di vampiri, nascono quasi casualmente nella mente dell'autrice che poi si accorge dell'assonanza, scandagliando la Toscana con Google Earth, e decide di sposare le due cose, vulturi e Volterra.
Insomma a maggio, forse, iniziano le riprese del film proprio a Volterra. Son tutti eccitati, qui, ed hanno pensato bene di dedicare la vetrina dell'ufficio turistico alla loro più importante promoter. Diamogli torto!
Resta il fatto che: il povero desian (che frequentando librerie per lavoro avrebbe dovuto sapere) è cascato letteralmente dalle nuvole e ha imparato qualcosa di nuovo sul suo mestiere; se uno pensava di passare una domenica tra gli antichi vicoli di una cittadina misteriosa per storici motivi (gli etruschi soprattutto, ma anche migliaia di anni di storia, vicende legate ai templari, ecc) si è invece ritrovato nella capitale mondiale del vampirismo modernissimo e up-to-date.
Certo, qualcuna di voi, efficientissime mamme blogger, poteva anche avvisarmi visto che ho scoperto che il fenomeno Meyer non riguarda soltanto le ragazzine-ine ma anche le ragazze sopra i 40!
Ah, per finire. La giovane impiegata ha avuto il buon gusto (oltre che l'ironia) di mettermi al corrente delle sue statistiche: nella giornata di oggi, più della metà delle persone che son passate di lì, lo hanno fatto richiamate dalla Meyer e dal suo romanzo.
E noi che pensavamo alle balze di tufo, alla Deposizione di Rosso Fiorentino e, al massimo, a Ritratto di donna velata. Si vede che non siamo più quelli di una volta!

giovedì 12 febbraio 2009

Invasori

Stamattina m'è capitata tra le mani una copia di Le Monde: guardarsi attorno fa sempre bene, allarga gli orizzonti.
Vedersi poi con gli occhi degli altri aiuta a capire meglio tante cose.
Quel che racconto campeggiava già nella manchette di prima pagina, l'articolo era a pagina 3, praticamente l'argomento del giorno. Non essendo ancora in rete ne traduco le parti che ritengo più significative. Mi scuso per l'approssimazione.

Titolo: "Il Vaticano invade l'Italia". Tanto per cominciare.

"La Chiesa non molla. 'Eluana Englaro è stata uccisa', scrive Avvenire, il quotidiano della CEI, martedì 10 febbraio, all'indomani della morte della donna che era in coma da 17 anni. 'Eluana non è morta di morte naturale, è stata assassinata', ha dichiarato il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, sul quotidiano Libero. 'Uccisa?' E da chi?(...)".

"Raramente la Chiesa e lo Stato italiano avevano dimostrato di essere tanto d'accordo. Strumentalizzata, ridotta alla dimensione di una disputa tra i 'partigiani della vita' - i cattolici - e i 'partigiani della morte' - i laici -, la controversia ha permesso alla Chiesa italiana e al Vaticano di mostrare i muscoli. 'La legge di Dio è superiore a quella degli uomini', ha persino tuonato l'Arcivescovo di Torino, senza che nessuno del governo si sia turbato. Ottant'anni dopo il concordato, l'Italia rimane sotto la costante influenza del più piccolo Stato del mondo? (...)".

"Dopo la fine della DC nel 1992 (...) si sarebbe potuto pensare che la Chiesa avrebbe perso la sua influenza. Ma, malgrado il papa non sia più italiano dal 1978, la Penisola resta il 'giardino' del Vaticano, il paese nel quale ha posto la sua linea del fronte (...)".

"'La Chiesa è praticamente l'unica istituzione ad essere uscita quasi indenne dal periodo fascista', spiega Jean-Dominique Durand, docente di storia a Lione-III, che è appena stato nominato 'consultore' presso il pontificio consiglio della cultura. 'Il vescovo resta il difensore della città. Egli ha l'autorità e, secondo lui, il diritto di intervenire nel dibattito pubblico (...)".

Ora, immagino nessuno possa negare che Le Monde sia un pacato e autorevolissimo giornale: il fatto che sia così drammaticamente sferzante nei nostri confronti potrebbe farci riflettere. Del baratro in cui siamo finiti e dentro il quale l'Europa e il mondo ci spernacchiano.

lunedì 9 febbraio 2009

Eluana

E adesso, per favore, silenzio

Letture

Sarà che la donna grande ha preso il via con la lettura ed è evidente che le piace praticare questa nuova avventura. Quasi ogni sera, prima di andare a nanna, si ferma sul suo lettino e, sprofondata in un paio di cuscinoni, legge qualche paginetta. Adesso sta leggendo "Pattini d'argento".
L'uomo piccolo, che dapprima la guardava di sottecchi, ora sembra aver colto quel certo piacere che le esce dalla bocca (sì, perché la donna grande legge sottovoce) e anche lui s'è fatto "strane" idee. Prima di andare a nanna, infatti, chiede: "mamma, leggiamo una storia prima di fare la coccolina?". Lui si limita ai Power Ranger o a qualche albo.
Anche la profe ha avuto un'impennata. Facendo lo slalom tra tutto, sfoglia "Il secolo breve" mentre ha appena finito "Il memoriale del convento" e ha attaccato quel suo libro sulla vita di Landau che sembra essere davvero interessante, anche se uno non è un fisico, perché racconta la storia dell'URSS di quegli anni. Almeno così dice e controlleremo sicuramente.
Infine anche desian che, un po' per lavoro un po' perché quello è davvero l'unico hobby rimasto costante nella sua vita, è sempre stato un gran lettore onnivoro e bulimico, oltre ai libri sul comodino (che son qui accanto), ha nel frattempo fumato una storiella della Gamberale, un manualetto su come si contengono i cinquenni esuberanti, "Lontano padre" di tale Enrico Mottinelli (e giura che ve ne parlerà prossimamente) e ha già cominciato un breve profilo di Obama.
Insomma un periodo di grandi letture in famiglia. Certo, l'umido inverno aiuta i fine settimana al calduccio. Certo, avere in casa quantità di carta scritta che "nemmeno una tipografia" aiuta anche quello.
Direte voi che ci divertiamo con poco. Eppure ci divertiamo parecchio, vi assicuro.
Ci divertiamo talmente tanto, e con così tanta leggerezza, che vorremmo evitare di dimenticarci le cose importanti. Così abbiamo scelto il nuovo libro che leggeremo tutti insieme, da stasera: la Costituzione della Repubblica Italiana.
Un classico che rischia di scomparire.

sabato 7 febbraio 2009

Buio

Alti ragli si levano nella notte che stiamo attraversando. Sapremo reagire al buio?

venerdì 6 febbraio 2009

Iscriviamoci

Se il problema fossero le "gite", e resterà comunque il problema, sarebbe il meno.
In realtà la controriforma della scuola Tremonti/Brunetta (dal nome di chi l’ha pensata e la dirige) sarà devastante. E magari non ce ne accorgeremo subito, al prossimo anno scolastico, perché minando alle basi un intero sistema, è costretta a sottrarre le risorse un po’ alla volta: non può rischiare di togliere tutto subito, si causerebbe un collasso vero e totale.
Perché la visione della scuola che lorsignori hanno (completamente sottostante a ragioni di tagli finanziari) è una visione di retroguardia che causerà la fine di una idea: quella scritta nella Costituzione Repubblicana in cui la scuola era il mezzo, uguale per tutti, per elevarsi socialmente; attraverso la scuola i Padri Costituenti vedevano il sistema democratico egualitario per cui ogni cittadino ha in partenza le stesse possibilità del suo vicino di casa (o di banco, se volete). La società italiana appena uscita dalla seconda guerra, e i suoi rappresentanti politici tutti, avevano un’idea di società e di mondo molto più equa e democratica di quella che ci ritroviamo oggi, dopo 70 anni in cui l’idea di cittadinanza invece che crescere su quel terreno, è appassita dentro le sabbie mobili del più becero “furbismo” etico politico e morale.
La controriforma azzera, per decreti successivi, uno dietro l’altro, senza o con pochissima (praticamente una pura parvenza) discussione parlamentare, anni di sperimentazione e di discussioni che portarono alla straordinaria idea della scuola del “tempo pieno”, quel tempo estratto dai ritmi di una società che, dopo essere cresciuta vertiginosamente negli anni ’60, si ritrovava più ricca ma più affannata nei decenni successivi: l’idea di un tempo dei bambini diverso (e per fortuna!) da quello degli adulti era l’intuizione geniale. Il tempo disteso dell’imparare, del recuperare eventuali svantaggi, dell’aspettare chi era restato indietro dava a questi bambini una visione del mondo che credo sia chiara, senza bisogno di specificare.
Oggi, evidentemente, non è più così. O meglio: questi politicanti da strapazzo, distratti dal mero profittino di botteguccia (e con secondi fini tutti privatistici), pensano che non vada più bene, ci impongono di pensare che la scuola è praticamente inutile, e così com’era era soltanto uno spreco. Via, tagliare.
Non mi dilungo qui sulle magnifiche sorti e progressive contenute nel disegno di legge "Aprea" (leggetelo e rabbrividite), magari farò un altro post, ma ci basti sapere che la scuola che ci stanno preparando è sicuramente peggiore di quella che lasciamo e che nasconde, dietro una demagogia distillata purissima (il temibile maestro unico, i voti in decimi, il grembiulino dei nostri bisbisnonni…), i vizi peggiori di questa Italia senza più coscienza civile e senza più la capacità di programmare il futuro. Senza il sogno di entusiasmarsi per le sue cose migliori (e la scuola primaria italiana era tra le migliori del mondo, dati Ocse) ma capace soltanto di egoismo e paura da vendere.
Lunedì cominciano le iscrizioni a questa scuola del futuro (sic!): occhio ai moduli ministeriali, nascondono una bellissima trappola (lo stile, sempre). Le opzioni da scegliere sono 4:
- 24 ore settimanali
- 27 ore settimanali
- 30 ore settimanali (subordinata alla disponibilità di organico della scuola)
- 40 ore settimanali (subordinata alla presenza di servizi e strutture e alla disponibilità di organico).
Al di là dei sofismi su ciò che è subordinato a cosa, il ministero chiede di stilare una “classifica” delle preferenze dei moduli orari indicandole, da 1 a 4, in ordine di preferenza appunto.
Il trucco da baraccone sta proprio in questo: facendo la classifica, invece di barrare una sola scelta, i genitori formalmente e legalmente scelgono in realtà tutto (quindi niente) e non si potranno lamentare in futuro, se non dovessero ricevere quanto messo al primo o secondo posto della classifica stessa.
In questi mesi tanti genitori e coordinamenti sul territorio si sono attivati e hanno lavorato per capire il testo della controriforma e studiare le contromosse: l’Onda (che comprendeva anche università e scuole superiori) ce la ricordiamo tutti, spero!
Ebbene, proprio riguardo la scadenza dei prossimi giorni, le iscrizioni, l’indicazione che è venuta fuori a livello nazionale dai coordinamenti dei genitori è molto semplice: BARRARE SUL MODULO SOLTANTO UNA SCELTA (E UNA SOLTANTO), QUELLA PER LE 40 ORE SETTIMANALI.
Sperando sia chiaro che, almeno per ora, stiamo solo salvando il salvabile.

giovedì 5 febbraio 2009

La merenda e l'educatore

Io me lo ricordo ancora, l'educatore Giórgio (con la o rigorosamente chiusa, come da queste parti usa), perché son passati solo 7 anni e vabbè la volatilità del neurone ma se me lo fossi già dimenticato dovrei sinceramente preoccuparmi!
Me lo ricordo bene, l'educatore Giórgio, che il sabato mattina ci accoglieva flemmatico in calzini antiscivolo sul parquet del "nidino"-famiglia, con la donna grande che all'epoca era davvero piccina, un fantolino di poche decine di etti e ci sembrava, ed era!, così piccola indifesa e bisognosa di genitori consapevoli e preparati.
Mi ricordo perfettamente, l'educatore Giórgio, che ci provava proprio a far di noi, un bel gruppo di volenterosi genitori con pargoletti, degli splendidi babbi-e-mamme che avrebbero ben saputo cosa volere per i loro bimbi, cosa scegliere e cosa dargli.
E me lo ricordo certo, l'educatore Giórgio, che ci istruiva sul cosa "proporre" a quei bambinetti, quando sarebbe stato il momento - of course! -, per merenda: "io propongo loro sempre cose diverse: una volta il pan coll'olio, un'altra volta pane e burro e marmellata, la terza un vasettino di yogurt, bianco, con un cucchiaino di miele dentro, e via e via" diceva l'educatore Giórgio.
In quell'atmosfera rilassata e moquettosa del sabato mattina, tra le dolci colline che vedevi oltre le finestre e l'educatore Giórgio (quello con la o comme il faut!) che ti sussurrava suadente, non avevi dubbi: anche noi "proporremo" alla donna grande, quando sarà diventata abbastanza grande, un'infinità di varietà di merende, naturali e casereccie e lei sarà felice, non avrà che l'imbarazzo della scelta, non potrà che ringraziarci per la splendida infanzia fatta di merende sane e buonissime...

...Puf!...

Oggi, la donna grande chiede solo la mefitica merendina della multinazionale parmense, quella che ci vorrebbe tutti uguali usciti dal mulino infarinati, e i suoi occhi diventano lucidi di bramosia quando nomina quel sordido polimero incartato dentro la plastichètta colorata.
Io e la profe ci guardiamo e, con quel senso di smarrimento, ripensiamo all'educatore Giórgio e alla sua voce suadente e "propositiva": abbiamo saltato un passaggio noi, e non ce n'eravamo neanche accorti, oppure era lui che aveva la ó troppo chiusa, come usa?!
Fòrse la secònda che hò dètto? Mah.

lunedì 2 febbraio 2009

Social card

Pochi minuti fa, all'ufficio postale.
Di fronte al cortese ma fermo diniego dell'impiegato postale (ma non sono riuscito a sentire le motivazioni, quindi non saprei dire...), la vecchina, ma proprio ina ina, un po' claudicante, la caviglia fasciata, si sta reimbacuccando per uscire. Fuori pioviggina. Freddo.
La sento parlare tra sé: "ci hanno fatto l'elemosina e ora neanche ce li danno" e giù un paio di improperi irripetibili contro il Governo. Chissà qual era il motivo per cui non glieli hanno dati, i suoi due spiccioli di elemosina: W LA SOCIAL CARD?
La vecchina prende la porta ed esce. Freddo, fuori.

domenica 1 febbraio 2009

Passi storici?

Non sono in ritardo sul mio calendario biologico né su quello gregoriano. E' accaduto ieri mattina ma ne sono uscito appena adesso, da quel sentimento di aver fatto un passo storico:

"Donna grande che ne diresti se io e l'uomo piccolo usciamo per andare a comprare il pane?"

perché lei non batte ciglio

"E?..."

allora neanch'io, perché dovrei?

"e tu che fai? Vieni con noi o resti in casa a fare i compiti?"

sì che qui da noi lo sappiamo del suo carattere-iceberg ma ogni volta la sorpresa non diminuisce

"resto a casa, finisco i compiti", con una voce pacata e piana come se avesse appena detto la normalità più normale del mondo.

Bene, però stavolta le lascio il portoncino chiuso solo con lo scrocco, non a chiave, ché la volta scorsa (eh sì perché il passo storico ha già un antefatto...) l'eccesso di prudenza mi aveva guadagnato un rimbrotto: non si lasciano soli in casa chiusi dall'esterno! Eh.
Le lascio il mio numero di cellulare scritto su un pizzino, nemmeno il fornaio sia ad anni luce di distanza, la saluto, prendo l'uomo piccolo. Usciamo.

"Oh facciamo in fretta, la donna grande è da sola in casa non possiamo farla aspettare troppo"...
...bizza, nemmeno girato l'angolo!

Una geniale, quanto casuale, intuizione scioglie il blocco e ci fa ripartire. Raggiungiamo la nostra meta farinosa, facciamo il pieno di prodotti da forno (vuotando le tasche, ma questo è un altro discorso...), riprendiamo la via di casa.
Lungo la strada l'uomo piccolo riceve un paio di "consigli esistenziali" che commenta guardandomi interrogativo e, finalmente, arriviamo.

Apro il portone, ci precipitiamo su per le scale, apro il portoncino:

"Donna grande, dove sei?"

e, oopps, salta fuori dal soggiorno, giulivissima, cantilenando:

"E' tornata prima la mamma!".

Ah, però. La profe si palesa, fumina, "se la lasci da sola, glielo devi spiegare che non deve rispondere al citofono né aprire, che se c'è qualche malintenzionato... Con solo lo scrocco!!! E' pericolosissimo".

Avevo lasciato solo lo scrocco, memore della volta precedente...

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